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  COME VEDERE L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA HOW TO SEE CONTEMPORARY ARCHITECTURE
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La piscine Tournesol, Paris (France), Cité de l'architecture & du patrimoine, Galerie d'architecture moderne et contemporaine, 15 june / 12 december 2022
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Back to Moore: Forte Belvedere 1972, Firenze [Florence] (Italy), Sala d’Arme, Palazzo Vecchio, 22 september / 3 october 2022

Back to Moore, Forte Belvedere 1972, Henry Moore, FirenzeUna delle mostre più importanti del XX secolo rivive a Firenze, all’interno della Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. Dal 22 settembre al 3 ottobre 2022 l’esposizione Back to Moore. Forte Belvedere 1972 presenta una selezione di immagini storiche provenienti dagli archivi personali di molti di coloro che, provenienti da ogni parte d’Italia, visitarono la celebre mostra di Henry Moore al Forte Belvedere nel 1972. Un progetto ideato da Sergio Risaliti, che offre una collezione di ricordi di 100 partecipanti raccolta dal Museo Novecento tramite un contest lanciato sui quotidiani locali e proseguito sui canali social, che permetterà di rivivere quell’evento così emblematico per la città di Firenze, per l’arte e per la collettività.

Back to Moore, Forte Belvedere 1972, Henry Moore, Firenze

“Quello di Moore a Firenze è un legame profondo, nato negli anni ’20 quando da studente, trascorse molto tempo nel capoluogo toscano e suggellato successivamente nel 1972 con la grande mostra che lo vide protagonista al Forte Belvedere, rimasta nella memoria collettiva” ha sottolineato Alessia Bettini, Vicesindaca e Assessora alla Cultura. “Cinquant’anni dopo Firenze torna a rendere omaggio al maestro e a quello straordinaria esposizione, ospitando a Palazzo Vecchio in Sala d’Arme, immagini e ricordi che permetteranno di rivivere quell’evento così emblematico. Come all’epoca l’opera di Moore fu amata e apprezzata dai nostri concittadini di allora e dai visitatori, così adesso facciamo sì che altri fiorentini e non, possano scoprire o riscoprire una figura che ha segnato il panorama artistico del secondo Novecento”.


 “La mostra Back to Moore. Forte Belvedere 1972, in Sala D’Arme di Palazzo Vecchio espone scatti privati, e quindi inediti, di chi si recò al Forte Belvedere per vedere da vicino quelle sculture contemporanee e allo stesso tempo senza tempo, in perfetta armonia con il paesaggio circostante” spiega Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento. “Intere famiglie e giovani coppie appena sposate che preferirono per il servizio fotografico il Forte al posto di Piazzale Michelangelo proprio per la presenza delle opere di Moore. Adulti e bambini che giocano con le forme fluide delle opere dello scultore inglese, con i loro pieni e i loro vuoti, giovani studenti riuniti a studiare e disegnare ai piedi delle sculture. I racconti ricevuti sono molteplici, da chi leggendo casualmente sul giornale della mostra ha preso il primo treno per Firenze a chi aveva organizzato la visita da tempo con gli amici. La mostra è rimasta un evento storico per la città di Firenze, segnando l’inizio delle esposizioni di artisti contemporanei al Forte Belvedere e lasciando un segno in chi l’ha visitata, tanto che, a distanza di cinquant’anni le persone riescono ancora a ricordare la loro visita o risalire alle diapositive e ai negativi delle foto scattate tra le opere dell’artista”.

Back to Moore, Forte Belvedere 1972, Henry Moore, FirenzeEra il 20 maggio del 1972 quando inaugurava la grande mostra di Henry Moore a Firenze. Furono in tantissimi ad affollare gli spalti del Forte di Belvedere e le sale della Palazzina durante i mesi estivi, sfidando il sole a picco. Oltre 345 mila persone. Un numero davvero esorbitante. C’era la principessa Margaret d’Inghilterra, accompagnata dal marito, Lord Snowdon, c’erano Giovanni Leone, sesto Presidente della Repubblica Italiana, Edward Heath, allora Primo Ministro inglese, ed ovviamente l’artista, Henry Moore, che aveva seguito di persona l’allestimento delle sue sculture monumentali sulle terrazze affacciate su Firenze. Oggi, a cinquant’anni di distanza da quello storico evento che segnò la memoria dei fiorentini e degli italiani in generale, le immagini raccolte sono in mostra all’interno della Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, un ringraziamento a tutti coloro i quali durante la pandemia hanno attinto ai loro archivi personali aiutando il Museo Novecento a dar vita a questa eccezionale esposizione. Un evento immersivo che attraverso la ricostruzione di un archivio della memoria restituirà ai visitatori emozioni e sensazioni di cinquant’anni fa. Come in un film, sarà possibile ripercorrere attraverso le immagini raccolte gli usi e costumi di un’epoca, attraverso i comportamenti, le attitudini, la moda e soprattutto il rapporto speciale instaurato con le sculture che dominavano i bastioni del Forte Belvedere, specchio di un’Italia di belle speranze e belle maniere.
Alfonso Femia. Architettura e generosità, Firenze (Italy), Museo del Novecento, 29 april / 5 october 2022
Le Casette delle Pezzentelle, Napoli [Naples] (Italy), Chiesa di Santa Luciella ai Librai, 7 / 9 october 2022
Anish Kapoor, Venezia (Italy), Gallerie dell’Accademia, 20 april / 9 october 2022
Anish Kapoor, Venezia (Italy), Palazzo Manfrin, 20 april / 9 october 2022
Dimensional, Klagenfurt (Austria), MMKK Museum Moderner KGünther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austriaunst Kärnten, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria
Dimensional, Klagenfurt (Austria), Architektur Haus KärntenGünther Domenig, Dimensional, Architektur Haus Kärnten, Klagenfurt, Austriaunst Kärnten, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, Architektur Haus Kärnten, Klagenfurt, Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.


Die Ausstellung im Architektur Haus Kärnten, kuratiert von Raffaela Lackner, Leiterin des Architektur Haus gemeinsam mit section.a, stellt das architektonische Schaffen Domenigs in einen Dialog mit nachfolgenden Generationen von Architekt:innen, deren Arbeit ein Nahverhältnis aufweist oder direkt beeinflusst ist. In Erweiterung ist eine Vortragsreihe mit ausgewählten Architekt:innen geplant.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, Architektur Haus Kärnten, Klagenfurt, Austria
Günther Domenig, Dimensional, Heft, Hüttenberg, AustriaDimensional, Heft (Austria), Heft/ Hüttenberg, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, Heft, Hüttenberg, Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

Die Heft/ Hüttenberg gilt als wichtiges Werk in Domenigs Architektur-Oevre. Durch den Leerstand des Gebäudes über mehrere Jahrzehnte hinweg, ist eine einmalige Situation von skulptural-architektonischen Überlagerungen durch die Natur entstanden. Durch künstlerische Interventionen und Arbeiten von Student:innen ausgewählter Kunst- und Architekturuniversitäten, kuratiert von Valerie Messini, Architektin, wird das Gebäude dem Publikum wieder zugänglich gemacht.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria
Dimensional, Steindorf am Ossiacher See (Austria), Domenig SteinhausGünther Domenig, Dimensional, Domenig Steinhaus, Steindorf am Ossiacher See , Austria, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, Domenig Steinhaus, Steindorf am Ossiacher See , Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

Das Domenig Steinhaus wird, wie auch die Heft, selbst zum Ausstellungsobjekt und über das Medium Performance, kuratiert von Bettina Kogler, Leiterin des Tanzquartier Wien, auf seine Körperlichkeit hin befragt. Die expressive Geste der Architektur, die zugleich Skulptur ist, wird zu einem Resonanzraum für andere Kunstformen und folgt so der Programmatik der Domenig Steinhaus Privatstiftung.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria
L’architettura di Zvi Hecker, I progetti italiani, The Architecture of Zvi Hecker, Italian projects, Pescara, AbruzzoL’architettura di Zvi Hecker. I progetti italiani / The Architecture of Zvi Hecker. Italian projects, Pescara (Italy), Maison des Arts della Fondazione Pescarabruzzo, 17 september / 16 october 2022
Aldo Rossi, Design 1960-1997, Milano, Museo del Novecento, ItalyAldo Rossi. Design 1960-1997, Milano (Italy), Museo del Novecento, 29 april / 2 october 6 november 2022

Il Museo del Novecento presenta Aldo Rossi. Design 1960-1997 a cura di Chiara Spangaro, in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi e Silvana Editoriale, dal 29 aprile al 2 ottobre. Con questa mostra il Museo del Novecento prosegue nel dialogo interdisciplinare tra le arti, caratteristico della contemporaneità, approfondendo la figura dell’architetto, designer, teorico e critico, tra i protagonisti della cultura visiva del XX secolo. Per la prima volta sono esposti, in un percorso spettacolare, oltre 350 tra arredi e oggetti d’uso, prototipi e modelli, dipinti, disegni e studi progettati e realizzati da Aldo Rossi dal 1960 al 1997, una testimonianza visiva della sua attività di designer, progettista e teorico dell’architettura.

Aldo Rossi, Design 1960-1997, Milano, Museo del Novecento, ItalyRossi in tutta la sua produzione, fin dai primi mobili realizzati nel 1960 con l’architetto Leonardo Ferrari, riflette sul rapporto tra la scala architettonica e urbana e quella monumentale e oggettuale. Dal 1979 si apre al mondo della produzione industriale e di alto artigianato, realizzando arredi e prodotti d’uso prima con Alessi, poi con Artemide, DesignTex, Bruno Longoni Atelier d’arredamento, Molteni&C|UniFor, Richard-Ginori, Rosenthal, Up&Up (oggi UpGroup).

In quasi vent’anni di lavoro elabora più di 70 arredi e oggetti, molti dei quali ancora oggi in produzione, sperimentando forme e cromie nel campo dei metalli e del legno, del marmo e della pietra, della ceramica e della porcellana, dei tessuti artigianali e industriali e dei materiali plastici.

La mostra, il cui progetto di allestimento è firmato da Morris Adjmi - MA Architects, collaboratore e poi associato di Rossi a New York, racconta l’universo di Aldo Rossi in nove sale: ciascuna rappresenta un mondo nel quale emerge la relazione tra opere grafiche e prodotti artigianali e industriali, con riferimenti alle architetture e allo spazio privato di Rossi.

Aldo Rossi, Design 1960-1997, Milano, Museo del Novecento, ItalyLa prima sala ci introduce al rapporto tra immagine dipinta e realtà oggettuale, la seconda è dedicata a prototipi e varianti di un immaginario panorama domestico e porta alla ricostruzione di un ambiente poetico nella terza sala, dove opere quali la serie Parigi (UniFor, 1994) e il servizio Tea & Coffee Piazza (Alessi, 1983) sono il centro visivo e metafisico, corredato alle pareti dai disegni inediti degli interni della casa di Rossi in via Rugabella. La quarta sala presenta la varietà della produzione oggettuale, in rapporto con la forma del cubo che rievoca il Cimitero di San Cataldo a Modena e introduce le figure geometriche apollinee utilizzate dall’architetto sia nel design sia nell’architettura, tema della quinta sala: dai prototipi per Richard- Ginori e Rosenthal, alle piante architettoniche del Monumento ai Partigiani di Segrate e della scuola di Fagnano Olona, ai tappeti realizzati con ARP Studio in Sardegna (1986) o le tarsie lignee di Bruno Longoni Atelier d’arredamento (1997). Nella sesta sala sono allestiti sedie, poltrone, grandi mobili e le loro varianti per materiale e colore, dalla scrivania Papyro (Molteni&C, 1989) al tavolino Tabularium (Up&Up, 1985). La ricostruzione dell’interno domestico della sala sette riunisce mobili e oggetti di Rossi con altri da lui collezionati e presenti nelle sue case, tra i quali le caffettiere americane, una stampa di Giovanni Battista Piranesi, una credenza ottocentesca che è servita da ispirazione per il suo design, così da entrare idealmente nel suo spazio personale. Il rapporto con l’architettura, puntuale in tutta la mostra, è evidente nel nucleo dedicato agli arredi ideati da Rossi per alcuni suoi edifici presentato nell’ottava sala: la seduta per il Teatro Carlo Felice di Genova (Molteni&C|UniFor, 1990) o la sedia Museo costruita per il Bonnefanten Museum di Maastricht (UniFor, 1994). La presenza magica e misteriosa del Teatro del Mondo, che chiude la mostra, rievoca le costruzioni temporanee in legno – dal faro alla cabina, al teatro galleggiante e circolarmente riporta al nucleo di opere iniziali.

Aldo Rossi. Design 1960-1997 conduce lo spettatore in un racconto inaspettato, immaginifico e spettacolare che si muove tra forma e uso, classicità, ironia e metafisica, nel quale la libreria ha la foggia di un Piroscafo (con Luca Meda per Molteni&C, 1991), La conica o La cupola sono ora macchine per il caffè (Alessi, 1984 e 1988) ora elementi allestitivi del Teatro Domestico (XVII Triennale di Milano, 1986), il Faro, già teatro a Toronto e museo nell’isola di Vassivière, è una teiera in vetro e ceramica per Rosenthal (1994) o il Monumento di Segrate si affaccia da una tarsia lignea per Bruno Longoni o da un tappeto tessuto in Sardegna.
Colore di base, Napoli [Naples] (Italy), Studiotrisorio, 7 october / 7 novembre 2022
Ettore Sottsass. Il calcolo, Milano (Italy), Triennale Milano, may / november 2022
Ai Weiwei, La Commedia Umana, Memento mori, Venezia, Venice, Italy, Abbazia di San Giorgio MaggioreLa Commedia Umana. Memento mori, Venezia [Venice] (Italy), Abbazia di San Giorgio Maggiore, 28 august / 27 november 2022
Dialogy v čase / Hommage à Ricardo Bofill, Prague [Praha], Galerie Jaroslava Fragnera, 4 november / 31 december 2022
Transfer, Firenze [Florence] (Italy), Museo Novecento Firenze, Istituto degli Innocenti, 23 september 2022 / 15 january 2023

Tony Cragg, Transfer, FirenzeOn the occasion of Florence Art Week, the Museo Novecento is hosting one of the greatest international sculptors, Tony Cragg (Liverpool, 1949). His extensive monographic exhibition, Transfer, curated by Sergio Risaliti and Stefania Rispoli, runs from 22 September 2022 to 15 January 2023, and presents a selection of sculptures and works on paper by the English master. His is particularly well-known for helping to revive the language of sculpture by introducing new materials and techniques, some of the most experimental and innovative of our time. The project is absolutely unprecedented, designed as a mediation tool to present not only the artist's works (sculptures and drawings) but also show his creative process. This special experience brings the visitor closer to contemplating and interpreting a world of original forms that amplify perceptions and imaginings between the natural world and artificial invention, between the organic and the technological. It is a chance to learn more about the work of a master who opened up new and unprecedented possibilities of expression in art, new strands of research and courageous experimentation with materials, technologies and sources of inspiration that have influenced generations of artists from the 1970s to the present.

Tony Cragg, Transfer, FirenzeAll of Tony Cragg's artistic research can be interpreted as a tribute to the infinite possibilities of form and that unlimited variety of solutions that only art, with nature, can evoke.

His earliest works, dating back to the late 1970s – an era of Minimalism, Conceptual Art, Land Art and Arte Povera - are assembled from common objects (such as tools, furniture, small artefacts and discarded materials) and influenced by the tradition of Duchamp's ready-made and the Surrealist object trouvè. Later, his practice began to show the influence of philosophical studies and scientific research, leading him to experiment with the materials (bronze, resins, steel, plastic, chalk, wood, glass, household and industrial objects, organic and synthetic ones) and make sculptures that still combine craftsmanship with technology today, often using robotics.
In his works, Cragg draws from an inexhaustible source of inspiration by observing our surroundings: from nature with its organic compositions, to the crystalline structures of minerals; from digitally processed images to products artificially created in the laboratory; from archaeology to geology; from the history of art to biology. “Nature has produced wonderfully intricate shapes and structures for millions of years... it’s a diversity that fascinates me. We, on the other hand, produce rather simple, repetitive, easily reproducible shapes based on simple geometries”. This extreme curiosity for the ‘forms of the world’, whether natural or man-made, and faith in the expressive capacities of art, translates into an experimentation that sets no limits and is continuously seeking new visions. The sculptures are generated by a root, a central structure that supports them, from which they unfold to generate many different branches, imitating what nature does with its forms: "I want to make a work that has the same intense effect that looking at Nature has on me. In this sense, I was fascinated by how the rational constructions underlying the forms translate into emotional qualities". In the artistic process, Cragg continually takes, creates, manipulates and distorts the form, giving life to semantically ambiguous sculptures that, positioned between abstraction and figuration, can evoke complex natural landscapes, like the inlets of fjords, as well as giving us the illusion of representing a human figure or a familiar object.

Tony Cragg, Transfer, FirenzeThe exhibition Transfer is a tribute to sculpture, that magnificent obsession that has been with Cragg from the outset. In fact, the exhibition rooms host a selection of small and medium-sized works as well as drawings and watercolours, to give an idea of his prolific and multifaceted practice. Organised according to stylistic and formal criteria, the more than hundred works reveal a coherence and organic quality inherent to all of Cragg's work, showing an expressive language meticulously constructed over the years based on the idea that the creative process is also a journey of discovery. The artist always uses the same procedure – from the drawing to the choice of materials, experimentation with the technique, to the selection of the colour – working with the material and learning from it and its reactions. This way, the work unfolds only step by step in its making, revealing the infinite possibilities of form.
The works located between the ground floor and the first floor of the Museo Novecento are flanked by the first three monumental sculptures exhibited in the cloister of the museum (Versus, Masks, Spring) and one in the Cortile degli Uomini at the Istituto degli Innocenti (Stack), in a dialogue with the architecture of the places, conceived in the Renaissance as environments intended for withdrawal and meditation. Once again, the Museo Novecento and one of the oldest city institutions are working together in the name of contamination between the ancient and the contemporary, between the past and present of art.

The exhibition is conceived as a mediation tool as well as an exhibition, aimed at recounting the artist's creative process and working method. In this sense, the rooms on the second floor host a number of drawings conceived as basic preparatory tools for making the sculpture, while those on the ground floor, through the staging, the artist's studio, replicate a place of creation but also life. In Wuppertal in Germany, where he moved at the end of the 1970s, Cragg created a design space conceived as a veritable citadel of art, a scientific laboratory with technicians and artisans working simultaneously on several pieces and taking turns in workshops testing the limits and capabilities of techniques and materials. Not far from there, in 2008, he founded the Skulpturenpark Waldfrieden, an outdoor sculpture park that exhibits works by many contemporary artists, including his own, bearing witness to his ongoing dedication to sculpture in the broadest sense.
Olafur Eliasson. Nel tuo tempo, Firenze (Italy), Palazzo Strozzi, 22 september 2022 / 22 january 2023

Olafur Eliasson, Nel tuo tempo, Firenze, Palazzo StrozziDal 22 settembre 2022 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta Nel tuo tempo, grande mostra che vede il coinvolgimento di tutti gli ambienti rinascimentali del palazzo attraverso le opere di Olafur Eliasson, uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, la cui poliedrica produzione ha abbracciato nel corso della sua carriera installazioni, dipinti, sculture, fotografia e immagini in movimento.

Olafur Eliasson, Nel tuo tempo, Firenze, Palazzo StrozziCurata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra è il risultato del lavoro diretto dell’artista sugli spazi di Palazzo Strozzi con installazioni storiche e nuove produzioni, che ne sovvertono la percezione, impiegando l’edificio stesso come strumento per creare arte. Il palazzo rinascimentale diviene infatti un corpo dinamico in cui elementi architettonici come finestre, soffitti, angoli e pareti diventano protagonisti attraverso interventi che utilizzano luci, schermi, specchi o filtri colorati. Eliasson presenta così una pluralità di possibili narrazioni con l’obiettivo di una nuova consapevolezza dello spazio da parte del pubblico. Oltrepassando i confini e i limiti fisici di uno spazio, la mostra Nel tuo tempo mette in discussione la distinzione tra realtà, percezione e rappresentazione.

«Palazzo Strozzi torna al contemporaneo con Olafur Eliasson: Nel tuo tempo, la prima grande mostra mai realizzata in Italia su uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, proseguendo così la nostra serie di esposizioni dedicate ai maggiori protagonisti dell’arte del presente» – dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra – «Nel 2015 Olafur visitò per la prima volta gli spazi di Palazzo Strozzi e rimase colpito dalla architettura rinascimentale, cominciando così una lunga conversazione tra lui e il palazzo quattrocentesco, un dialogo complesso il cui senso si riassume nella esposizione odierna».

“Nel tuo tempo è un incontro tra opere d'arte, visitatori e Palazzo Strozzi” – dichiara Olafur Eliasson – “Questo straordinario edificio rinascimentale ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci qui, ora, nel ventunesimo secolo, non come semplice contenitore ma come co-produttore della mostra. Non è solo Palazzo Strozzi ad aver viaggiato nel tempo. Come visitatore, ognuno di noi ha vissuto, con una relazione tra corpo e mente sempre diversa in modo individuale. Ognuno con le proprie esperienze e storie ci incontriamo nel qui e ora di questa mostra”.
Keith Haring, Radiant Vision, Reggia di MonzaKeith Haring. Radiant Vision, Monza (Italy), Reggia di Monza, Orangerie, 30 september 2022 / 29 january 2023
Escher, Firenze (Italy), Spedale degli Innocenti, 20 october 2022 / 26 march 2023
Henry Moore in Florence, Firenze [Florence] (Italy), Piazza della Signoria, Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, 16 september 2022 / 31 march 2023

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteA cinquant’anni di distanza dalla memorabile mostra al Forte Belvedere del 1972, Henry Moore torna a Firenze. Dopo le grandi esposizioni Henry Moore. Il Disegno dello scultore e Henry Moore in Toscana, entrambe ospitate presso il Museo Novecento nel 2021, la città rende omaggio al maestro inglese con un progetto realizzato grazie alla rinnovata collaborazione con la Henry Moore Foundation e la BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteHenry Moore in Florence, curata da Sebastiano Barassi, Head of Collections and Programmes della Henry Moore Foundation e da Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento, presenta due opere monumentali, rintracciate all’interno della grande produzione scultorea di Henry Moore (Castleford, 1898 – Perry Green 1986). Dal 16 settembre 2022 al 31 marzo 2023 Large Interior Form e Family Group saranno esposte rispettivamente in due luoghi simbolo della città: Piazza della Signoria ed eccezionalmente sul Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, in dialogo con il patrimonio storico-artistico di Firenze. La mostra si aggiunge a quelle già realizzate negli anni precedenti che hanno visto l’arte contemporanea dialogare con i grandi monumenti di Piazza della Signoria, come quelle di Jan Fabre e Jeff Koons, Urs Fisher e Francesco Vezzoli. Una linea curatoriale che con coraggio ha cambiato radicalmente il rapporto tra Firenze e il linguaggio moderno, aprendo la strada a un rinnovamento di prospettive e la porta ad altre iniziative di carattere internazionale. La mostra sancisce anche una rinnovata collaborazione con la BIAF - Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

“A cinquant’anni dalla grande retrospettiva che la città dedicò al grande artista inglese al Forte di Belvedere, Moore continua a sorprenderci e noi continuiamo ad omaggiarlo e a trovare nuove idee per continuare a mostrare le sue opere” afferma Dario Nardella, Sindaco di Firenze. “Dopo quell’appuntamento epocale Moore è tornato in città più volte con varie e amate opere, l’ultima con l’esposizione del suo Guerriero con scudo a Palazzo Vecchio. Adesso lo incontreremo in varie parti della città, a partire dal suo cuore civico e simbolico quale è piazza della Signoria, fino a uno dei luoghi maggiormente rappresentativi della spiritualità come la Basilica di San Miniato al Monte. Una mostra che continua dunque quella ricerca di sperimentazione, congiunzione tra antico e contemporaneo, inserita in un racconto di una città viva e pulsante, ovviamente a partire dalla sua immane eredità secolare, e che ci farà riscoprire un legame con lo scultore mai sopito”.

“Henry Moore ‘torna’ a Firenze, con due opere monumentali ubicate in luoghi simbolo” aggiunge Alessia Bettini, Vicesindaca e Assessora alla Cultura. “Di nuovo possiamo ammirare il lavoro di uno scultore che con la nostra città ha sempre avuto un rapporto speciale, a partire dalla mostra al Forte Belvedere del 1972 che ha lasciato un segno indelebile nello scenario artistico nazionale e internazionale. Osservare i lavori di Moore in queste collocazioni così particolari, in un ‘dialogo’ con l’arte e l’architettura della nostra città, è un’esperienza unica e straordinaria”.

“La Fondazione Henry Moore è onorata di portare a Firenze due delle più note opere dello scultore nell’ambito delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario della influente, e da lui amatissima, mostra al Forte Belvedere” dichiara Sebastiano Barassi, Head of Collections & Programmes della Henry Moore Foundation. “Firenze e la Toscana ebbero un ruolo fondamentale per Moore, tanto dal punto di vista artistico che da quello umano. La mostra del 1972 fu l’apogeo del suo amore per la città e per la sua arte, Michelangelo e Masaccio in particolare, e del suo stretto rapporto con il mondo artistico ed intellettuale toscano dell’epoca. Ci auguriamo che per Firenze ritrovare le opere di Moore in luoghi così significativi riaccenderà tra chi la visitò i ricordi della mostra del 1972 e inviterà nuove generazioni ad apprezzare l’arte di uno dei più grandi maestri della scultura moderna”.

“La Biennale con il Comune di Firenze, ha portato dal 2015 grandi artisti a Firenze, da Jeff Koons a Urs Fisher” spiega Fabrizio Moretti, Segretario Generale della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. “Questo anno, il Museo Novecento, guidato da Sergio Risaliti, abbellirà piazza della Signoria con dei capolavori di Henry Moore, ricordando la grande mostra del 1972 del celebre artista inglese. Le contaminazioni di arte moderna/contemporanea, se fatte con criterio, sono un momento per riflettere e per capire”.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteQuella tra Henry Moore e l’Italia è una relazione che si consolidò nell’arco dei decenni a partire dalla rivelazione giovanile dei maestri del Rinascimento italiano e dei primitivi toscani, passando per le partecipazioni alle Biennali di Venezia, il Gran Premio Internazionale per la Scultura del ’48, i soggiorni in Versilia dagli anni ’50 e le grandi mostre organizzate a Roma, Spoleto e Firenze negli anni ’60 e ’70, che ne consacrarono la fama agli occhi del pubblico nostrano.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteIl viaggio studio compiuto nel 1925 tra la Francia, l’Italia e la Germania segnò l’inizio di questo lungo rapporto e rappresenterà per Moore una sorta di rivelazione: l’osservazione dal vivo dei capolavori dei maestri toscani del Trecento e del Quattrocento lo accompagneranno a lungo e guideranno la sua formazione artistica insieme allo studio della scultura primitivista ed extraeuropea scoperta al British Museum di Londra, delle avanguardie storiche, di Brancusi e Picasso.


Nelle due opere Family Group e Large Interior Form ricorrono due soggetti cari all’artista, che furono carattere distintivo di tutta la sua opera: la figura umana e l’esercizio della forma tra pieni e vuoti.

Henry Moore iniziò a sviluppare Family Group nel 1934, quando l'architetto Walter Gropius gli chiese di realizzare una scultura per una nuova scuola. L'opera fu completata solo dopo la seconda guerra mondiale, a cavallo tra il 1948-49, quando fu installata presso la Barclay School di Stevenage, in Inghilterra. Fu la prima scultura a grandezza naturale dell’artista ad essere fusa in bronzo. Nel dopoguerra, quando un'ondata di ricostruzione si impadronì della Gran Bretagna, a Moore fu chiesto di realizzare numerose sculture pubbliche. L’interesse per la figura umana, divenuto centrale in larga parte della sua produzione, fu maturato in seguito ai tragici eventi bellici che avevano sconvolto il mondo, con la volontà di contrastare gli effetti disumanizzanti della guerra. Family Group - ispirata metaforicamente dalla nascita nel 1946 dell'unica figlia dell'artista, Mary - ritrae un nucleo familiare idealizzato, in cui due adulti si rispecchiano l’uno nell’altro mentre l’infante, perno della composizione, li lega formando un nodo centrale. Oggi questo magnifico gruppo è accolto eccezionalmente in un luogo simbolo di Firenze, il Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, che dall’alto domina la città.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al Monte“Oggi abbiamo il privilegio di accostare temporaneamente a quella mirabile Porta Coeli romanica che è San Miniato al Monte un’opera di Henry Moore, il celeberrimo Family Group, originariamente realizzato dall’artista per una scuola britannica” dichiara Padre Bernardo, Abate di San Miniato al Monte. “Questa volta, dunque, sono le forme squadrate con triplice taglio dell’architettura trinitaria della nostra facciata di marmo bianco e verde ad ospitare una bronzea rappresentazione di archetipale eloquenza della famiglia, «scuola di arricchimento umano», come la definisce, con saggia e ispirata intensità, il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes. Con un accorato auspicio: che questa meravigliosa scultura, così capace di celebrare con silenziosa efficacia l’intreccio generativo di quelle domestiche e delicate relazioni innervate dalla reciprocità, dalla fecondità e dalla fedeltà, propizi in tutti noi, col magistero della bellezza, l’intuizione che senza una vera scuola del dialogo, del desiderio e della pazienza le nuove generazioni troveranno sempre meno affidabili ragioni per sentirsi corresponsabili di un bene comune che non potrà non riguardare l’intera famiglia umana, quella che salendo su questa collina da ogni angolo del mondo troverà, presso la nostra basilica e fino alla prossima primavera, un dono e un’occasione in più per specchiarsi nella consapevolezza della propria dignità e della sua conseguente missione, ora più che mai davvero universale, di pace, di giustizia e di speranza”.

Pochi anni più tardi, Moore cominciò a lavorare su un altro tema, il contrasto tra il pieno e il vuoto. Con Large Interior Form (1953-54) l’artista indaga a livello formale le relazioni scultoree, presentando una forma entro l'altra. La scultura, infatti, vide la luce come "forma interna" di un’opera più grande, Large Upright Internal/External Form, dello stesso anno. Come faceva spesso, Moore prese una porzione di un'opera esistente e la usò come punto di partenza per sviluppare una nuova idea scultorea. La presenza di grandi forme aperte sottolinea la tridimensionalità organica, suggestione derivatagli da alcuni ciottoli trovati in riva al mare. La torsione e l'asimmetria della forma eretta ricordano il contrapposto della scultura classica, un'eco forse della grande influenza che l'arte rinascimentale ebbe su Moore nel corso della sua carriera. Ed è proprio con la grande tradizione scultorea fiorentina che dialoga, oggi, Large Interior Form, posta in un punto privilegiato di Piazza della Signoria a Firenze.

“Dopo la grande mostra dedicata a Henry Moore dal Museo Novecento nel 2021, continuiamo nella celebrazione di uno dei maggiori artisti del XX secolo, protagonista di una mostra indimenticabile al Forte Belvedere 50 anni orsono” dichiara Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento. “Piazza della Signoria accoglie Large Interior Form, una scultura in bronzo di forme astratte che però innesca un dialogo assai sofisticato con i grandi monumenti della piazza, in particolare con il Ratto delle Sabine di Giambologna. Altresì è un fatto storico il legame precipuo di Moore con Michelangelo e con quelle forme serpentinate che furono un segno di riconoscimento delle sue più alate invenzioni. Eccezionalmente, poi, è stato collocato sul Sagrato di San Miniato al Monte il gruppo dedicato alla famiglia, Family Group appunto, uno dei temi più cari allo scultore inglese. E da questo Sagrato risuona un messaggio universale umanissimo che si carica di una tensione spirituale addossato alle forme pure di una delle chiese più belle al mondo. Ringrazio per questa accoglienza così preziosa Padre Bernardo, Abate dell’Abbazia di San Miniato. Ringrazio inoltre il Sindaco Dario Nardella e la Vicesindaca e Assessora alla Cultura Alessia Bettini con i quali abbiamo tessuto questo straordinario progetto”.
Ettore Sottsass. La parola, Milano (Italy), Triennale Milano, december 2022 / april 2023
Ai Weiwei, Making Sense, The Design Museum, London, 2023Ai Weiwei: Making Sense, London (United Kingdom), The Design Museum, 7 april / 30 july 2023

Ai Weiwei is one of the most significant and recognised artists working today. Known around the world for his powerful art and activism, Ai does not differentiate between disciplines: his practice glides across art, architecture, design, film, collecting and curating. This major new exhibition, developed in collaboration with Ai Weiwei, will be the first to present his work as a commentary on design and what it reveals about our changing values. Through his engagement with material culture, Ai explores the tension between past and present, hand and machine, precious and worthless, construction and destruction.   

The exhibition draws on Ai’s fascination with historical Chinese artefacts, placing their traditional craftsmanship in dialogue with the more recent history of demolition and urban development in China. The result is a meditation on value – on histories and skills that have been ignored or erased. The exhibition will see some of Ai’s most important works displayed alongside collections of objects that have never been seen, and new commissions made for the exhibition. Not only is this Ai’s personal commentary on design, it is also a major opportunity for visitors to see his work through a new lens.
 
 
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