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  COME VEDERE L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA HOW TO SEE CONTEMPORARY ARCHITECTURE
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2011 - 2014
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Francia [France] Lingolsheim
La piscine Tournesol, Paris (France), Cité de l'architecture & du patrimoine, Galerie d'architecture moderne et contemporaine, 15 june / 12 december 2022
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Leonardo Ricci, Le case, Roma, Università La SapienzaLeonardo Ricci. Le case, Roma (Italy), Università La Sapienza, 25 october / 20 december 2022

La mostra ha l’obiettivo di mettere in luce l’attualità della ricerca di Leonardo Ricci sulla questione dell’abitare. Il Prologo, i tre Atti e l’Epilogo, attraverso i quali è strutturata questa narrazione, scandiscono l’esposizione abbracciando, nel loro svolgersi, una sequenza di momenti significativi dell’originale percorso di ricerca dell’architetto fiorentino.
Una successione di progetti e opere che testimoniano l’impegno di Ricci per la definizione di un habitat nel quale l’architettura sia come cosa naturale, compiuta ma con possibilità di incessante mutazione, organismo la cui pelle si estende dal corpo per raggiungere la casa, il quartiere, la città, in un continuum che consente successioni di atti liberi, costituenti nuove possibilità di esistenza.
Un racconto per disegni e immagini accompagnato da stralci di testi di Ricci stesso, tratti dal suo libro Anonimo del XX secolo, pubblicato nel 1962 a New York da George Braziller, poi nel 1965 in Italia da Il Saggiatore, e mai più riedito.

Lo spunto per questa esposizione è stato offerto dal lavoro - in corso di pubblicazione - condotto da Beatrice Conforti all’interno del Dottorato di Ricerca in “Architettura. Teorie e Progetto”, sotto la supervisione di Orazio Carpenzano e Maria Clara Ghia. A lei si deve la predisposizione degli studi tridimensionali nonché il ridisegno degli elaborati progettuali prodotti da Ricci che compongono una significativa parte dell’apparato iconografico presente in mostra.
Drawing on History_Disegnare con la Storia. Stirling, Wilford and Associates 1980-2000, Roma [Rome] (Italy), Pantheon, Basilica di Nettuno, 24 september / 28 december 2022

Otto progetti internazionali raccontano la natura collaborativa dello studio di Stirling, Wilford and Associates e ne ripercorrono il processo creativo attraverso le differenti tecniche del disegno, dallo schizzo agli elaborati esecutivi. Procedimenti affinati nel corso dei secoli, prima che l’avvento di nuove tecnologie modificasse significativamente strumenti e ritmi di lavoro.

Si offre al pubblico l’opportunità di osservare l’attività quotidiana di uno fra i più influenti laboratori di architettura del ventesimo secolo: dopo i celebri progetti per Leicester, Cambridge e Oxford, gli esperimenti high-tech e i musei in Germania, sono concepite le opere esposte in mostra, chiara espressione di una ‘monumentalità informale’ per usare le parole dello stesso Stirling.

Il percorso espositivo esplora paradigmi fondanti del pensare architettura, messi in evidenza per avvicinare il visitatore all’articolato mondo della progettazione. Ciascuno dei lavori selezionati è pertanto associato a un principio progettuale: il genius loci, la sequenza, la composizione, ad esempio. Principi che rendono una generica costruzione Architettura e che meritano ancora più considerazione ai nostri giorni, in un contesto costruito che si presenta sempre più anonimo e banale.

La Mostra è ospitata eccezionalmente negli spazi inediti che, dalla Cappella di Santa Maria ad Martyres, raggiungono gli ambienti della Basilica di Nettuno. All’attualità di Stirling, Wilford e Associati fa da contrappunto l’universalità del Pantheon, modello senza tempo che racchiude tutti i principi elencati nel corso della mostra. Pantheon che, quindi, dialoga con la cultura architettonica contemporanea, scoprendosi anche e per la prima volta nei suoi ambienti fino ad ora nascosti al grande pubblico
Aldo Rossi, Cabina dell’Elba, Milano, Antonia Jannone Disegni di Architettura
Aldo Rossi. Cabina dell’Elba, Milano [Milan] (Italy), Antonia Jannone Disegni di Architettura, 8 november / 29 december 2022

Aldo Rossi, Cabina dell’Elba, Milano, Antonia Jannone Disegni di ArchitetturaLa galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura presenta il progetto Aldo Rossi. Cabina dell’Elba interamente dedicato alla celebre cabina-armadio disegnata dall’architetto negli anni Settanta durante un soggiorno all’Isola d’Elba.

Dopo il primo progetto per Molteni&C. in soli quattro esemplari e la presentazione al “Salone del Mobile” del 1980, nel 1982 Aldo Rossi inizia la produzione della seconda e definitiva versione della Cabina dell’Elba in collaborazione con l’atelier di produzione artigianale di Bruno Longoni.

«La cabina è una piccola cosa, è la riduzione della casa, è l'idea della casa», ha scritto l’architetto raccontando il suo interesse per il «carattere particolare e universale delle cabine poste sulle spiagge», motivo ricorrente in molti dei suoi progetti. La cabina, infatti, resta un modello esemplare del metodo progettuale di Rossi, della sua ricerca sulla scala e della sua volontà di trasferire motivi architettonici nello spazio domestico.

In occasione della mostra, a 40 anni dalla prima messa in produzione, la galleria ha realizzato, in collaborazione con gli Eredi Aldo Rossi e il supporto scientifico della Fondazione Aldo Rossi, un’edizione di nove miniature della Cabina dell’Elba partendo dal modello di studio realizzato da Bruno Longoni Atelier d’arredamento con Rossi nei primi anni ottanta. Oltre alle nove riproduzioni in legno dipinto con rifiniture di metallo - cm 22 x 8 x 5,5 - saranno esposte anche quattro prove d’artista e alcuni disegni originali dell’architetto.

«Le cabine erano un’architettura perfetta, ma anche si allineavano lungo la sabbia e strade bianche in mattine senza tempo e sempre eguali. Posso ammettere che esse rappresentano qui un aspetto particolare della forma e della felicità: la giovinezza. Ma questa questione non è essenziale anche se è legata agli amori delle stagioni marine». (Da Aldo Rossi, Autobiografia Scientifica, il Saggiatore, Milano 2009).
Dialogy v čase / Hommage à Ricardo Bofill, Prague [Praha], Galerie Jaroslava Fragnera, 4 november / 31 december 2022
1992 Piano per Genova, Genova [Genoa] (Italy), Sestri Ponente, Giglio Bagnara, 5 november / 31 december 2022
Alla ricerca di Lina, Roma [Rome] (Italy), Casa dell’Architettura / Complesso monumentale dell’Acquario romano, 5 december 2022 / 6 january 2023
Natura e storia nell’urbanistica di Lina Bo Bardi, Roma [Rome] (Italy), Casa dell’Architettura / Complesso monumentale dell’Acquario romano, 5 december 2022 / 6 january 2023
Ettore Sottsass. Il calcolo, Milano (Italy), Triennale Milano, 15 may 2022 / 8 january 2023
Transfer, Firenze [Florence] (Italy), Museo Novecento Firenze, Istituto degli Innocenti, 23 september 2022 / 15 january 2023

Tony Cragg, Transfer, FirenzeOn the occasion of Florence Art Week, the Museo Novecento is hosting one of the greatest international sculptors, Tony Cragg (Liverpool, 1949). His extensive monographic exhibition, Transfer, curated by Sergio Risaliti and Stefania Rispoli, runs from 22 September 2022 to 15 January 2023, and presents a selection of sculptures and works on paper by the English master. His is particularly well-known for helping to revive the language of sculpture by introducing new materials and techniques, some of the most experimental and innovative of our time. The project is absolutely unprecedented, designed as a mediation tool to present not only the artist's works (sculptures and drawings) but also show his creative process. This special experience brings the visitor closer to contemplating and interpreting a world of original forms that amplify perceptions and imaginings between the natural world and artificial invention, between the organic and the technological. It is a chance to learn more about the work of a master who opened up new and unprecedented possibilities of expression in art, new strands of research and courageous experimentation with materials, technologies and sources of inspiration that have influenced generations of artists from the 1970s to the present.

Tony Cragg, Transfer, FirenzeAll of Tony Cragg's artistic research can be interpreted as a tribute to the infinite possibilities of form and that unlimited variety of solutions that only art, with nature, can evoke.

His earliest works, dating back to the late 1970s – an era of Minimalism, Conceptual Art, Land Art and Arte Povera - are assembled from common objects (such as tools, furniture, small artefacts and discarded materials) and influenced by the tradition of Duchamp's ready-made and the Surrealist object trouvè. Later, his practice began to show the influence of philosophical studies and scientific research, leading him to experiment with the materials (bronze, resins, steel, plastic, chalk, wood, glass, household and industrial objects, organic and synthetic ones) and make sculptures that still combine craftsmanship with technology today, often using robotics.
In his works, Cragg draws from an inexhaustible source of inspiration by observing our surroundings: from nature with its organic compositions, to the crystalline structures of minerals; from digitally processed images to products artificially created in the laboratory; from archaeology to geology; from the history of art to biology. “Nature has produced wonderfully intricate shapes and structures for millions of years... it’s a diversity that fascinates me. We, on the other hand, produce rather simple, repetitive, easily reproducible shapes based on simple geometries”. This extreme curiosity for the ‘forms of the world’, whether natural or man-made, and faith in the expressive capacities of art, translates into an experimentation that sets no limits and is continuously seeking new visions. The sculptures are generated by a root, a central structure that supports them, from which they unfold to generate many different branches, imitating what nature does with its forms: "I want to make a work that has the same intense effect that looking at Nature has on me. In this sense, I was fascinated by how the rational constructions underlying the forms translate into emotional qualities". In the artistic process, Cragg continually takes, creates, manipulates and distorts the form, giving life to semantically ambiguous sculptures that, positioned between abstraction and figuration, can evoke complex natural landscapes, like the inlets of fjords, as well as giving us the illusion of representing a human figure or a familiar object.

Tony Cragg, Transfer, FirenzeThe exhibition Transfer is a tribute to sculpture, that magnificent obsession that has been with Cragg from the outset. In fact, the exhibition rooms host a selection of small and medium-sized works as well as drawings and watercolours, to give an idea of his prolific and multifaceted practice. Organised according to stylistic and formal criteria, the more than hundred works reveal a coherence and organic quality inherent to all of Cragg's work, showing an expressive language meticulously constructed over the years based on the idea that the creative process is also a journey of discovery. The artist always uses the same procedure – from the drawing to the choice of materials, experimentation with the technique, to the selection of the colour – working with the material and learning from it and its reactions. This way, the work unfolds only step by step in its making, revealing the infinite possibilities of form.
The works located between the ground floor and the first floor of the Museo Novecento are flanked by the first three monumental sculptures exhibited in the cloister of the museum (Versus, Masks, Spring) and one in the Cortile degli Uomini at the Istituto degli Innocenti (Stack), in a dialogue with the architecture of the places, conceived in the Renaissance as environments intended for withdrawal and meditation. Once again, the Museo Novecento and one of the oldest city institutions are working together in the name of contamination between the ancient and the contemporary, between the past and present of art.

The exhibition is conceived as a mediation tool as well as an exhibition, aimed at recounting the artist's creative process and working method. In this sense, the rooms on the second floor host a number of drawings conceived as basic preparatory tools for making the sculpture, while those on the ground floor, through the staging, the artist's studio, replicate a place of creation but also life. In Wuppertal in Germany, where he moved at the end of the 1970s, Cragg created a design space conceived as a veritable citadel of art, a scientific laboratory with technicians and artisans working simultaneously on several pieces and taking turns in workshops testing the limits and capabilities of techniques and materials. Not far from there, in 2008, he founded the Skulpturenpark Waldfrieden, an outdoor sculpture park that exhibits works by many contemporary artists, including his own, bearing witness to his ongoing dedication to sculpture in the broadest sense.
Olafur Eliasson. Nel tuo tempo, Firenze (Italy), Palazzo Strozzi, 22 september 2022 / 22 january 2023

Olafur Eliasson, Nel tuo tempo, Firenze, Palazzo StrozziDal 22 settembre 2022 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta Nel tuo tempo, grande mostra che vede il coinvolgimento di tutti gli ambienti rinascimentali del palazzo attraverso le opere di Olafur Eliasson, uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, la cui poliedrica produzione ha abbracciato nel corso della sua carriera installazioni, dipinti, sculture, fotografia e immagini in movimento.

Olafur Eliasson, Nel tuo tempo, Firenze, Palazzo StrozziCurata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra è il risultato del lavoro diretto dell’artista sugli spazi di Palazzo Strozzi con installazioni storiche e nuove produzioni, che ne sovvertono la percezione, impiegando l’edificio stesso come strumento per creare arte. Il palazzo rinascimentale diviene infatti un corpo dinamico in cui elementi architettonici come finestre, soffitti, angoli e pareti diventano protagonisti attraverso interventi che utilizzano luci, schermi, specchi o filtri colorati. Eliasson presenta così una pluralità di possibili narrazioni con l’obiettivo di una nuova consapevolezza dello spazio da parte del pubblico. Oltrepassando i confini e i limiti fisici di uno spazio, la mostra Nel tuo tempo mette in discussione la distinzione tra realtà, percezione e rappresentazione.

«Palazzo Strozzi torna al contemporaneo con Olafur Eliasson: Nel tuo tempo, la prima grande mostra mai realizzata in Italia su uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, proseguendo così la nostra serie di esposizioni dedicate ai maggiori protagonisti dell’arte del presente» – dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra – «Nel 2015 Olafur visitò per la prima volta gli spazi di Palazzo Strozzi e rimase colpito dalla architettura rinascimentale, cominciando così una lunga conversazione tra lui e il palazzo quattrocentesco, un dialogo complesso il cui senso si riassume nella esposizione odierna».

“Nel tuo tempo è un incontro tra opere d'arte, visitatori e Palazzo Strozzi” – dichiara Olafur Eliasson – “Questo straordinario edificio rinascimentale ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci qui, ora, nel ventunesimo secolo, non come semplice contenitore ma come co-produttore della mostra. Non è solo Palazzo Strozzi ad aver viaggiato nel tempo. Come visitatore, ognuno di noi ha vissuto, con una relazione tra corpo e mente sempre diversa in modo individuale. Ognuno con le proprie esperienze e storie ci incontriamo nel qui e ora di questa mostra”.
Maßstäbe, Ostfildern (Germany), Städtische Galerie, Stadthaus Ostfildern, 23 october 2022 / 23 january 2023
Maßstäbe, Ostfildern (Germany), Städtische Galerie, Stadthaus Ostfildern, 23 october 2022 / 23 january 2023
Keith Haring, Radiant Vision, Reggia di MonzaKeith Haring. Radiant Vision, Monza (Italy), Reggia di Monza, Orangerie, 30 september 2022 / 29 january 2023
Gaudí, CentroCentro, MadridGaudí, Madrid (Spain), CentroCentro, 14 october 2022 / 5 february 2023


Olafur Eliasson: Orizzonti tremanti, Rivoli, Torino (Italy), Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 3 november 2022 / 26 march 2023

Olafur Eliasson, Orizzonti tremanti, Torino, Castello di Rivoli, Museo d’Arte ContemporaneaDal 3 novembre 2022 al 26 marzo 2023 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta la mostra Olafur Eliasson: Orizzonti tremanti a cura di Marcella Beccaria. L’artista trasforma la Manica Lunga del Castello di Rivoli presentando una nuova serie di sei opere d’arte immersive simili a dispositivi ottici dalla struttura a cuneo. All’interno di ciascuna installazione si vedono complesse forme fluide in movimento che attraversano uno spazio panoramico a 360 gradi, che appare più ampio di quanto fisicamente possibile. Si tratta di illusioni ottiche prodotte grazie a specchi e proiezioni di luce.

Dalla fine degli anni novanta, la pratica di Eliasson ha coniugato la memoria dell’incontro con la natura alle ampie diramazioni della scienza e del pensiero ecologico, proponendo opere che invitano alla partecipazione attiva di chi le incontra. Orizzonti tremanti presenta nuovi lavori che derivano dalle sperimentazioni condotte dall’artista nel suo studio a Berlino. Eliasson si è ispirato a strumenti scientifici di misurazione, considerando il ruolo ambivalente che essi hanno avuto nel corso della storia. Prodotte nel corso dell’ultimo anno, le nuove opere in mostra propongono una più stretta relazione tra corpo e mente, sottolineando il valore dell’esperienza soggettiva e sensoriale.

Nella Manica Lunga del Castello il percorso espositivo si apre con Navigation star for utopia (Stella di navigazione per l’utopia, 2022), opera luminosa sospesa che accoglie i visitatori. I suoi fasci di luce colorata attraversano l’ambiente e disegnano effetti luminosi, quasi suggerendo l’idea di uno strumento di orientamento per il futuro.

Segue la serie di opere che l’artista ha creato per lo spazio della Manica Lunga: Your curious kaleidorama (Il tuo caleidorama curioso), Your power kaleidorama (Il tuo caleidorama potente), Your self-reflective kaleidorama (Il tuo caleidorama autoriflessivo), Your hesitant kaleidorama (Il tuo caleidorama esitante), Your memory of the kaleidorama (La tua memoria del caleidorama) e Your living kaleidorama (Il tuo caleidorama vivente). Ciascuna è montata a parete e orientata con una diversa angolazione. I visitatori accedono alle strutture entrando dal basso o vi si affacciano direttamente per vedere proiezioni luminose di linee, forme e motivi. Queste sono generate in tempo reale utilizzando fasci di luce elettrica che si riflettono in bacini d’acqua oppure che attraversano un sistema di lenti. Eliasson chiama queste opere kaleidoramas, combinando le parole caleidoscopio e panorama.

“In un certo senso – afferma Eliasson – sono entrambi: usano l’effetto specchio del caleidoscopio per evocare spazi panoramici o paesaggistici che sembrano più grandi del luogo fisico in cui vengono mostrati, ambiente nel quale puoi stare. Aprono nuovi orizzonti grazie alle loro superfici specchianti, spalancando spazi in cui si incontrano onde, linee dell’orizzonte, riflessi, bande di luce diffratte nei colori dello spettro visibile, e le ombre moltiplicate, la tua e quella degli altri visitatori. Stando all’interno di questi caleidorama, ti potresti sentire come di fronte al tempo mentre si svolge. È un’opportunità per riconsiderare il tuo senso della proporzione e del tempo, come quando si vedono le immagini del telescopio per lo spazio profondo che provengono dai limiti della nostra immaginazione”.

In tutti i caleidorama, il pubblico osserva schemi complessi di forme in movimento che interagiscono per creare un ambiente visivo e spaziale in continua evoluzione. Le composizioni visive si intensificano e si attenuano in frequenza e ritmo – producendo onde lievi, ma anche tremori violenti – secondo il comportamento dell’acqua o l’influenza di strumenti ottici.

Il percorso espositivo culmina in Your non-human friend and navigator (Il tuo amico non umano e il navigatore, 2022), articolata in parti sospese e altre allestite a pavimento. Questa nuova opera è prodotta utilizzando due driftwood, tronchi trasportati dal mare, logorati dall’azione degli elementi. Eliasson li ha raccolti sulle spiagge dell’Islanda, dove spesso approdano resti di legname dopo aver percorso molti chilometri da paesi lontani. La presenza di una calamita orienta la parte sospesa dell’opera lungo l’asse nord-sud, mentre le sottili velature di acquerello applicate sul legno posato a pavimento rievocano l’azione dell’acqua e delle correnti marine che lo hanno sospinto per migliaia di chilometri.

“L’opera di Olafur Eliasson – afferma il Direttore del Museo Carolyn Christov-Bakargiev – contiene echi dell’Arte povera, in particolare di Giuseppe Penone, Pier Paolo Calzolari, Giovanni Anselmo e Marisa Merz. Attraverso la sua arte, il pensiero processuale ed ecologico degli anni sessanta si collega alla visione contemporanea mediante uno sviluppo organico”.

“Attraverso Orizzonti tremanti – dichiara il Capo Curatore e curatore della mostra Marcella Beccaria – Olafur Eliasson ci invita ad aprire il nostro sguardo oltre i confini del visibile, dalla vertigine dello spazio profondo all’emozione dell’incontro con noi stessi e i nostri paesaggi interiori. Coinvolgendo corpo e mente, le sue opere contribuiscono a rendere percepibile il ruolo di ciascuno nella produzione della realtà e nella costruzione di questo instabile presente”.

In occasione di Orizzonti tremanti, una speciale sala di lettura dedicata a Olafur Eliasson è aperta al pubblico negli spazi della Biblioteca e del CRRI del Castello di Rivoli. La sala raccoglie una selezione di quasi cento cataloghi monografici che coprono la produzione dell’artista, a partire dalle primissime mostre personali negli anni novanta fino al presente.

Olafur Eliasson ha esposto al Castello di Rivoli già nel 1999 in occasione della sua prima mostra museale fuori dalla nativa Scandinavia, e nel 2008 durante la seconda Triennale di Torino, quando ha realizzato The sun has no money. Le opere di entrambe le mostre fanno parte delle Collezioni del Castello di Rivoli.

In occasione di Orizzonti tremanti, l’installazione Your circumspection disclosed (La tua circospezione svelata), 1999, è allestita nel mezzanino della Manica Lunga, sala per la quale è stata originariamente ideata dall’artista. Nel corso della mostra, The sun has no money (Il sole non ha soldi), 2008, sarà ri-allestita nella sala a volta del XVIII secolo per la quale era stata inizialmente progettata da Eliasson.
Escher, Firenze (Italy), Spedale degli Innocenti, 20 october 2022 / 26 march 2023
Henry Moore in Florence, Firenze [Florence] (Italy), Piazza della Signoria, Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, 16 september 2022 / 31 march 2023

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteA cinquant’anni di distanza dalla memorabile mostra al Forte Belvedere del 1972, Henry Moore torna a Firenze. Dopo le grandi esposizioni Henry Moore. Il Disegno dello scultore e Henry Moore in Toscana, entrambe ospitate presso il Museo Novecento nel 2021, la città rende omaggio al maestro inglese con un progetto realizzato grazie alla rinnovata collaborazione con la Henry Moore Foundation e la BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteHenry Moore in Florence, curata da Sebastiano Barassi, Head of Collections and Programmes della Henry Moore Foundation e da Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento, presenta due opere monumentali, rintracciate all’interno della grande produzione scultorea di Henry Moore (Castleford, 1898 – Perry Green 1986). Dal 16 settembre 2022 al 31 marzo 2023 Large Interior Form e Family Group saranno esposte rispettivamente in due luoghi simbolo della città: Piazza della Signoria ed eccezionalmente sul Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, in dialogo con il patrimonio storico-artistico di Firenze. La mostra si aggiunge a quelle già realizzate negli anni precedenti che hanno visto l’arte contemporanea dialogare con i grandi monumenti di Piazza della Signoria, come quelle di Jan Fabre e Jeff Koons, Urs Fisher e Francesco Vezzoli. Una linea curatoriale che con coraggio ha cambiato radicalmente il rapporto tra Firenze e il linguaggio moderno, aprendo la strada a un rinnovamento di prospettive e la porta ad altre iniziative di carattere internazionale. La mostra sancisce anche una rinnovata collaborazione con la BIAF - Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

“A cinquant’anni dalla grande retrospettiva che la città dedicò al grande artista inglese al Forte di Belvedere, Moore continua a sorprenderci e noi continuiamo ad omaggiarlo e a trovare nuove idee per continuare a mostrare le sue opere” afferma Dario Nardella, Sindaco di Firenze. “Dopo quell’appuntamento epocale Moore è tornato in città più volte con varie e amate opere, l’ultima con l’esposizione del suo Guerriero con scudo a Palazzo Vecchio. Adesso lo incontreremo in varie parti della città, a partire dal suo cuore civico e simbolico quale è piazza della Signoria, fino a uno dei luoghi maggiormente rappresentativi della spiritualità come la Basilica di San Miniato al Monte. Una mostra che continua dunque quella ricerca di sperimentazione, congiunzione tra antico e contemporaneo, inserita in un racconto di una città viva e pulsante, ovviamente a partire dalla sua immane eredità secolare, e che ci farà riscoprire un legame con lo scultore mai sopito”.

“Henry Moore ‘torna’ a Firenze, con due opere monumentali ubicate in luoghi simbolo” aggiunge Alessia Bettini, Vicesindaca e Assessora alla Cultura. “Di nuovo possiamo ammirare il lavoro di uno scultore che con la nostra città ha sempre avuto un rapporto speciale, a partire dalla mostra al Forte Belvedere del 1972 che ha lasciato un segno indelebile nello scenario artistico nazionale e internazionale. Osservare i lavori di Moore in queste collocazioni così particolari, in un ‘dialogo’ con l’arte e l’architettura della nostra città, è un’esperienza unica e straordinaria”.

“La Fondazione Henry Moore è onorata di portare a Firenze due delle più note opere dello scultore nell’ambito delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario della influente, e da lui amatissima, mostra al Forte Belvedere” dichiara Sebastiano Barassi, Head of Collections & Programmes della Henry Moore Foundation. “Firenze e la Toscana ebbero un ruolo fondamentale per Moore, tanto dal punto di vista artistico che da quello umano. La mostra del 1972 fu l’apogeo del suo amore per la città e per la sua arte, Michelangelo e Masaccio in particolare, e del suo stretto rapporto con il mondo artistico ed intellettuale toscano dell’epoca. Ci auguriamo che per Firenze ritrovare le opere di Moore in luoghi così significativi riaccenderà tra chi la visitò i ricordi della mostra del 1972 e inviterà nuove generazioni ad apprezzare l’arte di uno dei più grandi maestri della scultura moderna”.

“La Biennale con il Comune di Firenze, ha portato dal 2015 grandi artisti a Firenze, da Jeff Koons a Urs Fisher” spiega Fabrizio Moretti, Segretario Generale della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. “Questo anno, il Museo Novecento, guidato da Sergio Risaliti, abbellirà piazza della Signoria con dei capolavori di Henry Moore, ricordando la grande mostra del 1972 del celebre artista inglese. Le contaminazioni di arte moderna/contemporanea, se fatte con criterio, sono un momento per riflettere e per capire”.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteQuella tra Henry Moore e l’Italia è una relazione che si consolidò nell’arco dei decenni a partire dalla rivelazione giovanile dei maestri del Rinascimento italiano e dei primitivi toscani, passando per le partecipazioni alle Biennali di Venezia, il Gran Premio Internazionale per la Scultura del ’48, i soggiorni in Versilia dagli anni ’50 e le grandi mostre organizzate a Roma, Spoleto e Firenze negli anni ’60 e ’70, che ne consacrarono la fama agli occhi del pubblico nostrano.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al MonteIl viaggio studio compiuto nel 1925 tra la Francia, l’Italia e la Germania segnò l’inizio di questo lungo rapporto e rappresenterà per Moore una sorta di rivelazione: l’osservazione dal vivo dei capolavori dei maestri toscani del Trecento e del Quattrocento lo accompagneranno a lungo e guideranno la sua formazione artistica insieme allo studio della scultura primitivista ed extraeuropea scoperta al British Museum di Londra, delle avanguardie storiche, di Brancusi e Picasso.


Nelle due opere Family Group e Large Interior Form ricorrono due soggetti cari all’artista, che furono carattere distintivo di tutta la sua opera: la figura umana e l’esercizio della forma tra pieni e vuoti.

Henry Moore iniziò a sviluppare Family Group nel 1934, quando l'architetto Walter Gropius gli chiese di realizzare una scultura per una nuova scuola. L'opera fu completata solo dopo la seconda guerra mondiale, a cavallo tra il 1948-49, quando fu installata presso la Barclay School di Stevenage, in Inghilterra. Fu la prima scultura a grandezza naturale dell’artista ad essere fusa in bronzo. Nel dopoguerra, quando un'ondata di ricostruzione si impadronì della Gran Bretagna, a Moore fu chiesto di realizzare numerose sculture pubbliche. L’interesse per la figura umana, divenuto centrale in larga parte della sua produzione, fu maturato in seguito ai tragici eventi bellici che avevano sconvolto il mondo, con la volontà di contrastare gli effetti disumanizzanti della guerra. Family Group - ispirata metaforicamente dalla nascita nel 1946 dell'unica figlia dell'artista, Mary - ritrae un nucleo familiare idealizzato, in cui due adulti si rispecchiano l’uno nell’altro mentre l’infante, perno della composizione, li lega formando un nodo centrale. Oggi questo magnifico gruppo è accolto eccezionalmente in un luogo simbolo di Firenze, il Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, che dall’alto domina la città.

Henry Moore in Florence, Firenze, Piazza Signoria, San Miniato al Monte“Oggi abbiamo il privilegio di accostare temporaneamente a quella mirabile Porta Coeli romanica che è San Miniato al Monte un’opera di Henry Moore, il celeberrimo Family Group, originariamente realizzato dall’artista per una scuola britannica” dichiara Padre Bernardo, Abate di San Miniato al Monte. “Questa volta, dunque, sono le forme squadrate con triplice taglio dell’architettura trinitaria della nostra facciata di marmo bianco e verde ad ospitare una bronzea rappresentazione di archetipale eloquenza della famiglia, «scuola di arricchimento umano», come la definisce, con saggia e ispirata intensità, il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes. Con un accorato auspicio: che questa meravigliosa scultura, così capace di celebrare con silenziosa efficacia l’intreccio generativo di quelle domestiche e delicate relazioni innervate dalla reciprocità, dalla fecondità e dalla fedeltà, propizi in tutti noi, col magistero della bellezza, l’intuizione che senza una vera scuola del dialogo, del desiderio e della pazienza le nuove generazioni troveranno sempre meno affidabili ragioni per sentirsi corresponsabili di un bene comune che non potrà non riguardare l’intera famiglia umana, quella che salendo su questa collina da ogni angolo del mondo troverà, presso la nostra basilica e fino alla prossima primavera, un dono e un’occasione in più per specchiarsi nella consapevolezza della propria dignità e della sua conseguente missione, ora più che mai davvero universale, di pace, di giustizia e di speranza”.

Pochi anni più tardi, Moore cominciò a lavorare su un altro tema, il contrasto tra il pieno e il vuoto. Con Large Interior Form (1953-54) l’artista indaga a livello formale le relazioni scultoree, presentando una forma entro l'altra. La scultura, infatti, vide la luce come "forma interna" di un’opera più grande, Large Upright Internal/External Form, dello stesso anno. Come faceva spesso, Moore prese una porzione di un'opera esistente e la usò come punto di partenza per sviluppare una nuova idea scultorea. La presenza di grandi forme aperte sottolinea la tridimensionalità organica, suggestione derivatagli da alcuni ciottoli trovati in riva al mare. La torsione e l'asimmetria della forma eretta ricordano il contrapposto della scultura classica, un'eco forse della grande influenza che l'arte rinascimentale ebbe su Moore nel corso della sua carriera. Ed è proprio con la grande tradizione scultorea fiorentina che dialoga, oggi, Large Interior Form, posta in un punto privilegiato di Piazza della Signoria a Firenze.

“Dopo la grande mostra dedicata a Henry Moore dal Museo Novecento nel 2021, continuiamo nella celebrazione di uno dei maggiori artisti del XX secolo, protagonista di una mostra indimenticabile al Forte Belvedere 50 anni orsono” dichiara Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento. “Piazza della Signoria accoglie Large Interior Form, una scultura in bronzo di forme astratte che però innesca un dialogo assai sofisticato con i grandi monumenti della piazza, in particolare con il Ratto delle Sabine di Giambologna. Altresì è un fatto storico il legame precipuo di Moore con Michelangelo e con quelle forme serpentinate che furono un segno di riconoscimento delle sue più alate invenzioni. Eccezionalmente, poi, è stato collocato sul Sagrato di San Miniato al Monte il gruppo dedicato alla famiglia, Family Group appunto, uno dei temi più cari allo scultore inglese. E da questo Sagrato risuona un messaggio universale umanissimo che si carica di una tensione spirituale addossato alle forme pure di una delle chiese più belle al mondo. Ringrazio per questa accoglienza così preziosa Padre Bernardo, Abate dell’Abbazia di San Miniato. Ringrazio inoltre il Sindaco Dario Nardella e la Vicesindaca e Assessora alla Cultura Alessia Bettini con i quali abbiamo tessuto questo straordinario progetto”.
Ettore Sottsass. La parola, Milano (Italy), Triennale Milano, december 2022 / april 2023
Ai Weiwei, Making Sense, The Design Museum, London, 2023Ai Weiwei: Making Sense, London (United Kingdom), The Design Museum, 7 april / 30 july 2023

Ai Weiwei is one of the most significant and recognised artists working today. Known around the world for his powerful art and activism, Ai does not differentiate between disciplines: his practice glides across art, architecture, design, film, collecting and curating. This major new exhibition, developed in collaboration with Ai Weiwei, will be the first to present his work as a commentary on design and what it reveals about our changing values. Through his engagement with material culture, Ai explores the tension between past and present, hand and machine, precious and worthless, construction and destruction.   

The exhibition draws on Ai’s fascination with historical Chinese artefacts, placing their traditional craftsmanship in dialogue with the more recent history of demolition and urban development in China. The result is a meditation on value – on histories and skills that have been ignored or erased. The exhibition will see some of Ai’s most important works displayed alongside collections of objects that have never been seen, and new commissions made for the exhibition. Not only is this Ai’s personal commentary on design, it is also a major opportunity for visitors to see his work through a new lens.
 
 
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