Username Password  
  Forgot your password?  
ItalianoEnglish
 
  COME VEDERE L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA HOW TO SEE CONTEMPORARY ARCHITECTURE
COME VEDERE L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA HOW TO SEE CONTEMPORARY ARCHITECTURE
HOME
ARCHITECT | LOCATION | TYPOLOGY | EXHIBITIONS | ADVANCED SEARCH
 
EXHIBITIONS AND EVENTS
BUILDINGS
 
Top
ARCHITECTS
 
Daniel Buren, Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, Bergamo, GAMeC, ItalyDaniel Buren. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, Bergamo (Italy), GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, Sala delle Capriate, Palazzo della Ragione, Città Alta, 9 july / 1 november 2020

Dopo i mesi di sospensione delle attività dovuta al lockdown, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo annuncia l’apertura della mostra Daniel Buren. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, che si terrà giovedì 9 luglio 2020 presso lo storico Palazzo della Ragione, sede estiva della Galleria per il terzo anno consecutivo.

La presentazione di un nuovo, importante progetto espositivo di respiro internazionale all’interno di un luogo simbolo della città italiana maggiormente colpita dalla recente pandemia assume oggi una forte valenza simbolica, come segno di rinascita, oltre a portare con sé un connaturato valore artistico e di ricerca.

Esponente di spicco dell’Institutional Critique – la tendenza all’interrogazione critica delle istituzioni artistiche emersa intorno alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso – Daniel Buren ha utilizzato per la prima volta nel 1965, come supporto per la propria pittura ridotta al grado 0, una tenda da sole, il cui motivo a bande verticali bianche e colorate di 8.7 cm è divenuto, da quel momento in avanti, un dispositivo visivo utilizzato dall’artista in tutti i propri lavori, dalle mostre alle commissioni pubbliche. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati nasce dall’incontro tra questi fondamentali orientamenti della ricerca dell’artista e l’interesse più recente per la luce, e in particolare per le qualità e il potenziale estetico e costruttivo della fibra ottica.

Daniel Buren, Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, Bergamo, GAMeC, ItalyNel suggestivo contesto della Sala delle Capriate, i tessuti luminosi di Buren – presentati per la prima volta in un museo italiano – ridefiniscono gli ambienti storicamente destinati all’amministrazione e all’esercizio della giustizia cittadina, gettando “nuova luce” sulle antiche forme del Palazzo e sugli affreschi in esso conservati, staccati dalle facciate delle case e dalle chiese dell’antico borgo urbano e qui collocati negli anni Ottanta del Novecento.

Dall’incontro tra un gruppo di interventi “in situ”, immaginati appositamente per lo spazio della sala, e una serie di lavori “situati”, adattati cioè agli spazi del grande salone ma idealmente trasferibili in altri contesti, nasce il progetto di Buren per la città di Bergamo, che per la prima volta apre le porte al pensiero e alla creatività del celebre artista francese affidandogli la rilettura di uno dei suoi luoghi storici più rappresentativi.

Quello di Buren è un lavoro “per” e “nello” spazio, un unicum scultoreo con un forte connotato plastico, indipendente e anti-decorativo, e, allo stesso tempo, con una predisposizione all’interpretazione e alla valorizzazione degli elementi artistici e architettonici preesistenti.

I teli in fibra luminosa sono l’esito ultimo della ricerca di Buren, la parte recente e aggiornata di un percorso creativo originale e celebrato. Essi non rappresentano soltanto l’evoluzione tecnologica di concetti e principi compositivi consolidati, ma costituiscono, a tutti gli effetti, una nuova condizione costruttiva, un nuovo modo di esistere nello spazio, in ragione delle loro peculiari qualità intrinseche, del loro essere portatori interni di sostanza raggiante e, allo stesso tempo, fonte di luce per gli ambienti.

Dopo essere state presentate all’interno di alcune importanti gallerie e musei, le fibre ottiche di Buren si trovano in questa occasione a vivere per la prima volta una nuova dimensione spaziale e un inedito dialogo con un contesto storico di grande valore.

“L'apertura della mostra di Daniel Buren a Palazzo della Ragione è il segno più visibile della volontà della GAMeC di essere vicina alla comunità di Bergamo anche in questa delicata fase di ripartenza” dichiara il Direttore Lorenzo Giusti.
15 Years of the Josef Hoffmann Museum, Brtnice (Czech Republic), Josef Hoffmann Museum, 18 may / 1 november 2020
Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli, Napoli (Italy), Museo e Real Bosco di CapoSantiago Calatrava, Nella luce di Napoli, Italy, Museo e Real Bosco di Capodimonte, exhibitiondimonte, 6 december 2019 / 10 may 2020 13 january 2021

“Sono sempre alla ricerca di più luce e di più spazio”
Santiago Calatrava

Sono esposte nelle sale del secondo piano del Museo le maquette delle architetture più importanti realizzate da Santiago Calatrava: la Stazione dell'Aeroporto di Lione “Saint-Exupéry” o il World Trade Center Trasportation Hub di New York, meglio noto come “Oculus”, al tempo stesso testimone e memoria dell'attacco terroristico dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e simbolo di rinascita della città grazie alla leggerezza delle sue “ali di uccello”. Ma ci sono anche le idee progettuali: dagli Sharq Crossing Bridges, tre diversi tipi di ponti interconnessi per la città di Doha in Qatar, al Ponte per Genova (nelle tre versioni “Ponte ad Arco”, “Ponte Continuo” e “Ponte Strallato”) disegnato e offerto alla città dopo il crollo del Ponte Morandi nell'agosto 2018.

Santiago Calatrava, Nella luce di Napoli, Italy, Museo e Real Bosco di Capodimonte, exhibitionIn mostra anche le sculture di tutte le sue fasi artistiche (geometriche, matematiche, astratte, cinetiche e antropomorfe). Un'ampia selezione in materiali molto diversi: dall'ebano, marmo bianco, alabastro, rame dorato, alluminio, granito nero fino al bronzo.

Le prime furono realizzate negli anni '80 e sono composte da diversi cubi geometrici in pietra pesante in tensione, collegati principalmente da cavi d'acciaio, come si vede chiaramente nella sua scultura Musical Star (da lui scelta come immagine guida della mostra). Opere capaci di comunicare quel cruciale senso di leggerezza che troviamo in tutti i suoi edifici. Accanto ad esse opere di forme astratte pure ispirate all'arte delle Cicladi e poi successivamente sculture ispirate alla natura e alle piante. Per la prima volta a Napoli saranno esposte sei sculture in ferro ispirate ai guerrieri della facciata principale del tempio greco di Egina, oggi nella Glyptothek di Monaco. Un gruppo di sculture antropomorfe, sintesi di tutta la sua carriera scultorea, che rappresentano un ponte metaforico tra il XXI secolo e la Napoli simbolo della cultura ellenistica.

Santiago Calatrava, Nella luce di Napoli, Italy, Museo e Real Bosco di Capodimonte, exhibitionAmpio spazio ai disegni: dipinti a pastello e carboncini in cui si ritrovano i suoi temi principali: alberi, tori e il nudo femminile. Comincia da giovanissimo a disegnare il corpo umano per esplorarne il senso e la dinamica del movimento. Le forme umane, rese attraverso la tensione muscolare e figure parziali, saranno decisive nello sviluppo del suo linguaggio architettonico. Disegna incessantemente centinaia di acquerelli come percorso di meditazione della sua architettura. Non c'è da stupirsi, dunque, che la prima vocazione di Santiago Calatrava sia stata il disegno e che sia la sua attività di pittore che di scultore abbiano influenzato decisivamente quella di architetto e ingegnere.

“Non ho mai smesso di dipingere – afferma Calatrava - per me è importante lavorare sulla pittura, sulla scultura e sulla ceramica, non solo come discipline indipendenti ma come nutrimento incessante per la mia architettura”. E ancora: “La mia scultura precede il mio lavoro di architetto. Per capire la mia architettura bisogna conoscere il mio lavoro di scultore. Il punto di partenza di alcuni dei miei edifici e ponti è stato alimentato dalla ricerca formale generata dalla mia attività di artista, soprattutto di scultore".

Il Cellaio nel Real Bosco di Capodimonte, edificio di epoca borbonica utilizzato per la conservazione delle derrate alimentari, ospita la seconda sezione della mostra: oltre 50 opere in ceramica in ideale dialogo con l’antica produzione della Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte, fondata da Carlo di Borbone nel 1743. Opere d'arte di fenomenale potenza visiva, e dipinte con la stessa precisione della calligrafia. La ceramica è una materia che Calatrava ha conosciuto in Spagna a Manises, vicino Valencia in una delle più grandi scuole europee. Ciò che Calatrava apprezza di più in quest'arte è la sua tecnica ancestrale, il meticoloso processo necessario per trasformare un materiale primordiale in un oggetto di estremo lusso, noto per il suo valore diplomatico presso le corti europee del Settecento. Alcune delle ceramiche in mostra riprendono le figure rosse su fondo nero della tradizione ellenica e mediterranea, di cui si trova traccia anche nella produzione celtiberica. L’uso di colori e di pigmenti primitivi – terre, ocra, neri - è il richiamo all’ancestrale funzione totemica del segno.

La mostra Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli offre una riflessione senza precedenti sui suoi 40 anni di carriera, svela la sua ricca produzione artistica attraverso una prospettiva e una chiave di lettura completamente nuova: la luce, componente fondamentale di ogni sua grande architettura. E proprio un innovativo progetto di lighting design renderà possibile una nuova narrazione di tutte le sfaccettature del suo lavoro esplorando nel dettaglio il suo audace uso dei materiali e dei colori, valorizzando le sue forme scultoree, approfondendo la ricerca pittorica e la produzione ceramica.

L'esposizione è stata ideata dallo Studio Calatrava e realizzata in collaborazione con lo studio di progettazione ing. Vito Avino e il funzionario architetto del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Renata Marmo.

Isaac Julien, Lina Bo Bardi. Un meraviglioso groviglio / A Marvellous Entanglement, Roma (Italy), MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, 27 may / 4 october 2020 24 september 2020 / 17 january 2021
I disegni giovanili di Le Corbusier, 1902-1916, Mendrisio, Switzerland, Teatro dell'Architettura, 19 september 2020 / 24 january 2021
1, 10, 100 Magistretti, Milano, Fondazione studio museo Vico Magistretti, 2020 / february 2021
Adolf Loos: Private Houses, Vienna [Wien], MAK - Österreichisches Museum für angewandte Kunst - Gegenwartskunst / Austrian Museum of Applied Arts / Contemporary Art, MAK Permanent Collection Contemporary Art, 18 november 2020 / 14 march 2021

Adolf Loos, Private Houses, Vienna, MAKAdolf Loos: Private Houses focuses on his revolutionary private residential buildings, the lion’s share of which were luxuriously appointed single-family homes, villas, and country resi- dences for a bourgeois, frequently Jewish clientele as well as for artists and literary fig- ures. As a contrast to such structures, the present selection of 100 design sketches, plans, photographs, and models from the Albertina Museum’s Adolf Loos Archive also includes important social projects designed by this exceptional architect, including structures for the housing cooperative Wiener Siedlungswerk, for the municipality of Vienna, and for the Austrian Werkbund.

Adolf Loos, Private Houses, Vienna, MAKAdolf Loos’s complex oeuvre, especially his architecture and his writings, had a sus- tained influence over the past century’s culture of building. With his revolutionary archi- tectural solutions, Loos satisfied one of the most important human needs—the need for housing. Later architectural icons such as Richard Neutra, Heinrich Kulka, Rudolph M. Schindler, and (briefly) Margarete Schütte-Lihotzky numbered among his students and colleagues.

As an energetic opponent of the historicist Ringstraße style and a sharp critic of both Art Nouveau and the Vienna Secession, Loos also left his mark on Vienna’s aesthetic dis- course around the turn of the last century. In his numerous theoretical tracts and espe- cially in his legendary polemic Ornament and Crime (1908), he spoke out vehemently against all newly invented ornamentation of utilitarian objects and buildings.

 Residential buildings were a topic for Loos throughout his career, and they occupy a special place in his output. This MAK exhibition sheds light on both his planned and his realized projects, which can be divided into private and public housing. Loos created his structures in a highly independent manner but not without a wide array of influences, among which one can discern complex ties to American, English, and Mediterranean architecture as well as to classicism and antiquity.

Adolf Loos, Private Houses, Vienna, MAKFrom the USA, where he spent three years of his life, Loos brought to Vienna an entirely new impression of modern culture that he propagated in polemic newspaper articles and demonstrated in his famous Looshaus (1910/11) on Michaelerplatz: this building’s struc- tural clarity and unadorned façade created a public scandal in the Vienna of that day. Whenever possible, Loos preferred to design his often flat-roofed private residential buildings with large terraces and in accordance with his idea of the Raumplan (lit.: “spatial plan”): this self-developed system departed from the method of simply “layer- ing” floors on top of each other, with each room instead being given the height and floor space necessary for its intended use. This economical way of dealing with space gave rise to a complex, spatially interlocked system that did and still does offer a high degree of livability.

Projects planned and/or built according to this system between 1903 and 1931, such as the houses for the Dadaist figure Tristan Tzara (1925/26), for the singer and dancer Josephine Baker in Paris (1927—this house was never realized), for the builder František Müller in Prague (1928–1930), and for the textile manufacturer Hans Moller in Vienna (1927), number among the world’s most important 20th-century single family homes.

In addition to showing Adolf Loos’s architectural projects, this exhibition will for the first time ever juxtapose the plaster replica of his bust by sculptor Artur Immanuel Löwental (1911) with his death mask, which was taken by Adolf Rainbauer in 1933.
Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e processo, Brescia (Italy), Museo di Santa Giulia, 26 june 2020 / 10 january 2021 18 september 2020 / 5 april 2021
Gae Aulenti: A Creative Universe, Weil-am-Rhein (Germany), Vitra Schaudepot, 29 february 2020 / 18 april 2021

Gae Aulenti: A Creative Universe, 
Vitra Schaudepot
, Vitra Design Museum, Weil-am-RheinGae Aulenti is one of the most influential architects and designers of the post-war period. As early as the 1960s, her iconic creations – such as her »Locus Solus« series (1964), the »Pipistrello« (1965) and »King Sun« (1967) lamps – played a vital role in Italy’s global dominance within the field of product design. The Italian designer gained international renown for her transformation of a Parisian train station into the Musée d’Orsay (1980–1986). But although Aulenti realized over 700 projects, she is relatively unknown outside her native Italy. The Vitra Design Museum seeks to counteract this undeserved neglect with »Gae Aulenti: A Creative Universe«. The exhibition explores Aulenti’s multifaceted body of work, one that encompasses not only architectural projects and design objects, but also interiors, set and costume design, as well as exhibitions. The Vitra Schaudepot will present roughly 35 items from across her career, complemented by photographs, sketches, and drawings, as well as a slideshow, documentary films, and interviews.

Gae Aulenti: A Creative Universe, 
Vitra Schaudepot
, Vitra Design Museum, Weil-am-RheinThe exhibition opens with Aulenti’s early designs for the company Poltronova. These include her first item of furniture, »Sgarsul« (1962), which is characterized by a highly distinctive and modern use of forms, as well as her garden furniture series, »Locus Solus« (1964). The »Stringa« sofa (1963) and many other items Aulenti designed, she also used to furnish her own home. Additionally, she developed products for Zanotta, including a tubular steel version of »Locus Solus« (1964) and an extremely lightweight, easy-to-store folding chair, the »Aprilina« (1964). In 1970/71, she developed the latter into a more solid side-folding version with a matching footrest. The products she made concurrently for FontanaArte display her use of diverse materials and her innovative approach to her work. For instance, the top of the »Giova« (1964) glass lamp may be used as a vase, and the sculptural »Rimorchiatore« (1967), made of lacquered metal, is a hybrid lamp, vase, and ashtray.

Along with glass and metal, Aulenti also worked with other materials. Her »Jumbo« (1965) table for Knoll, for example, was made of marble. This massive item evinces her precisely constructed and architectural use of forms, which was visible already in her early designs. Aulenti established her reputation as an interior designer with her work for the typewriter manufacturer Olivetti’s showrooms in Paris (1966/67) and Buenos Aires (1968). In Paris, she used laminated plastic and stainless steel to emphasize the highly up-to-date quality of the products on display. She also made use of her »Pipistrello« (1965) lamps – one of her most iconic objects, to this day manufactured by Martinelli Luce. In Buenos Aires, she used mirrored ceilings to achieve a kaleidoscopic effect enhanced by her »King Sun« (1967) lamps, designed especially for this showroom like many of her objects. The oversized dimensions of this lamp, which might be unexpected at first glance, are echoed in other designs, such as her »Ruspa« and »Oracolo« lamps (both 1968).

Gae Aulenti: A Creative Universe, 
Vitra Schaudepot
, Vitra Design Museum, Weil-am-RheinHer metamorphosis of the Gare d’Orsay in Paris from a train station into a museum between 1980 to 1986 is one of her best-known architectural projects, and it garnered her and her architectural practice international fame. This was followed by commissions to redesign the interior of the MNAM - Centre Georges Pompidou in Paris (1982–85), to renovate the Palazzo Grassi in Venice (1985/86), and to rebuild the Palau Nacional of Montjuïc in Barcelona between 1985 and 1992, which became the Museu Nacional d’Art de Catalunya. Her work on the Gare d’Orsay included items she designed and which later were adopted for home use, such as picture frames with accompanying supports. Aulenti’s furnishings for Palazzo Grassi derived from her set designs for Gioachino Rossini’s opera »Il viaggio a Reims« (1984/85), which drew on her’s long-standing work as a set and costume designer.

Thanks to additional loans from the Gae Aulenti Archive in Milan and other lenders, the exhibition »A Creative Universe« also includes a selection of the Italian designer’s lesser-known works, such as packaging designs for make-up products by the French company Rochas in 1978, vases for the Murano glass manufacturer Venini from 1995 to 2008, and »Toaster« (1996) and »Blender« (1998) for the electronics manufacturer Trabo. These works reveal Aulenti’s immense versatility and her great sensitivity to the unique needs of each situation. Aulenti was less interested in maintaining a homogenous style than in providing visionary solutions to problems. Nevertheless, almost all of her designs share a striking formal language and emblematic silhouettes. Her objects arrest the eye and remain unforgettable.
Josef Hoffman - Otto Prutscher, Brtnice (Czech Republic), Josef Hoffmann Museum, 1 july / 18 april 2021

Josef Hoffman, Otto Prutscher, Brtnice, Czech Republic, Josef Hoffmann MuseumThe 2019 annual exhibition in the Josef Hoffmann Museum in Brtnice, a joint exhibition of the Moravian Gallery, Brno, and the MAK, Vienna, is dedicated to Josef Hoffmann’s (1870–1956) association with Otto Prutscher (1880–1949). Like Hoffmann an architect and designer, Prutscher was master of all materials used in the applied arts. He was an exhibition designer, a teacher, and a member of the most important reform movements in art from the Secession to the Wiener Werkstätte and the Werkbund. On the occasion of the 70th anni- versary of Otto Prutscher’s death this year, the exhibition highlights the importance of his work for the development of Viennese Modernism.

Josef Hoffman, Otto Prutscher, Brtnice, Czech Republic, Josef Hoffmann MuseumStarting in the 1980s—together with the protagonists of the “Vienna Style” around 1900— Otto Prutscher started to gain wider recognition. Similar to Josef Hoffmann, the first comprehensive studies of whose works appeared in Italy after the Second World War, in Otto Prutscher’s case it was the Italian architectural journal Metamorfosi that, in 1994, issued his “Unpublished works from archives in Como and Vienna”.

Ten years younger than Josef Hoffmann and Adolf Loos, Otto Prutscher belonged to the first generation of Vienna Arts and Crafts School students to benefit from the curricular reforms directed by Felician von Mayrbach and from the teaching of young professors such as Josef Hoffmann and Koloman Moser. Prutscher mastered a range of materials in his father’s cabinetmaking workshop, as well as as in bricklaying and carpentry apprenticeships, completed in the summer vacations.

After his acceptance at the the Vienna Arts and Crafts School in 1897, Prutscher took a course with Willibald Schulmeister in ornamental drawing, and later for two semesters a specialist class in architecture with Josef Hoffmann. The training he received from the secessionist architect Hoffmann and the premodern painter Matsch was to leave its mark on Prutscher’s designs and completed works—in terms of both the graphic quality of his designs and his orientation towards current trends in architecture. From 1907 Prutscher began to work for the Wiener Werkstätte, and from 1909 he taught, like Hoffmann, at the Arts and Crafts School.

Hoffmann worked with Prutscher for decades on projects such as the Vienna Kunstschau of 1908 and the Cologne Werkbund exhibition of 1914, sharing with him an unbounded creative drive. Today Prutscher’s recorded oeuvre includes over 50 buildings (villas, apartment houses, and portals), nearly 50 exhibitions organized and designed alone or with others, some 170 installations, over 300 designs for installations, and over 200 suites and individual pieces of furniture.

Prutscher’s designs were implemented by more than 200 enterprises, principally the Wiener Werkstätte but also important manufactories such as Backhausen, Klinkosch, Augarten, Meyr’s Neffe, Schappel and Melzer & Neuhardt, and the Deutsche Werkstätten in Dresden. In addition he was artistic advisor to Thonet, Loetz Witwe, and Wienerberger. Twenty years after the first monograph on and exhibition of his work (Otto Prutscher. 1880–1949. Architektur, Interieur, Design [Otto Perutscher, 1880–1949: Architecture, Interior, Design], University of Applied Arts Vienna, 1997), the exhibition JOSEF HOFFMANN – OTTO PRUTSCHER discusses Prutscher’s complex achievement against the background of Hoffmann’s oeuvre. Both spatially and thematically, it is a continuation of the permanent exhibition JOSEF HOFFMANN: Inspirations, that since 2009 has been tracing the roots Hoffmann’s artistic inspiration in his birthplace Brtnice. Starting on 20 November 2019, the MAK will be presenting a comprehensive solo exhibition: OTTO PRUTSCHER. Allgestalter der Wiener Moderne [Otto Prutscher: Universal Designer of Viennese Modernism].
Aldo Rossi. L’architetto e le città / The Architect and the Cities, Roma (Italy), MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, 16 december 2020 / 29 august 2021
Adolf Loos – Nachleben. Schaufenster zum Hof, Vienna [Wien], Im Hof des Az W / Ausstellungshalle 1 (In the Az W Courtyard / Exhibition hall 1), 3 september 2020 / 30 september 2021
Shine, Firenze (Italy), Palazzo Strozzi, autumn 2021
Josef Hoffmann: Progress by Beauty, Vienna [Wien], MAK - Österreichisches Museum für angewandte Kunst - Gegenwartskunst / Austrian Museum of Applied Arts / Contemporary Art, MAK Exhibition Hall, 10 december 2020 / 19 june 2022
 
 
Contacts    Copyright © 2004 - 2020 MONOSTUDIO | ARCHITECTOUR.NET
 
| Disclaimer | Conditions of use | Credits |