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  COME VEDERE L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA HOW TO SEE CONTEMPORARY ARCHITECTURE
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1957 - 1958
CarloScarpa  
Italy [Italia] Venice [Venezia]
Scarpa/Olivetti, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, MAXXI, Venezia, San MarcoScarpa/Olivetti. Brani di una storia condivisa, Roma, MAXXI. Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Centro Archivi MAXXI Architettura, 3 december 2021 / 29 may 2022

La mostra Scarpa/Olivetti. Brani di una storia condivisa racconta lo straordinario ventennio di collaborazione tra Carlo Scarpa e Adriano Olivetti e, più in generale, con l’azienda di Ivrea (a cura di Elena Tinacci, Centro archivi del MAXXI Architettura, dal 3 dicembre 2021 al 29 maggio 2022).

Scarpa/Olivett, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, Colonia Montana Brusson, MAXXIIl percorso di mostra si apre con una timeline nel corridio del Centro Archivi che ripercorre gli episodi salienti di oltre vent'anni di relazioni, dal primo incontro nel 1952 al 1978, anno dell’improvvisa morte dell’architetto. In questo periodo, il connubio Scarpa/Olivetti vede nascere tre progetti eccezionali: quello per la Colonia montana di Brusson in Valle d’Aosta (mai realizzata perché Scarpa non vinse il concorso), il famosissimo negozio di Piazza San Marco a Venezia e la mostra per British Olivetti a Londra. Questi progetti sono illustrati nel dettagliio da disegni, fotografie, documenti e pubblicazioni esposti all’interno della sala, provenienti dall’Archivio Carlo Scarpa custodito dal MAXXI Architettura.

Dice Margherita Guccione, Direttore del MAXXI Architettura: “La relazione tra Scarpa e Olivetti ci consente diraccontare una pagina di eccellenza della storia italiana del Novecento. Un'opportunità resa possibile dall'archivio professionale di Carlo Scarpa, conservato nelle collezioni di architettura del MAXXI, un prezioso patrimonio documentario che nel tempo ci ha dato molteplici occasioni di studio e ricerca ma anche di valorizzazione, svelando i tanti e suggestivi significati dell'opera del maestro veneziano."

Il rapporto di Carlo Scarpa con l’imprenditore d’Ivrea e più in generale con il “mondo Olivetti”, trova origine e si consolida all’interno della variegata “comunità” olivettiana: le diverse occasioni di contatto tra i due si inseriscono in una più ampia e poliedrica rete di relazioni dirette e indirette con figure legate all’arte, alla politica, all’università e alla cultura in generale. Ne deriva un rapporto di committenza atipico in cui si scopre un’inaspettata condivisione di valori, temi e vicende che hanno segnato la cultura architettonica italiana nel Novecento.

Scarpa/Olivett, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, Colonia Montana Brusson, MAXXIScarpa/Olivetti, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, MAXXI, Venezia, San MarcoIl primo incontro tra Scarpa e Olivetti ha luogo nel 1952 in occasione del IV Congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica a Venezia. Il nome e l’opera di Scarpa, cui nel 1956 viene anche assegnato il premio Olivetti per l’architettura, iniziano a trovare in quegli anni una certa risonanza sulle pagine di alcune pubblicazioni di Edizioni di Comunità, la casa editrice specializzata in scienze sociali di cui fu ispiritore e animatore lo stesso Adriamo Olivetti, e attraverso l’intermediazione di autorevoli figure della storia e della critica d’arte e di architettura, come Bruno Zevi, Carlo Ludovico Raggianti, Sergio Bettini, Licisco Magagnato, Giuseppe Mazzariol e Pier Carlo Santini.

Il rapporto di stima professionale e personale instauratosi tra Carlo Scarpa e Adriano Olivetti si è quindi tradotto più volte in occasioni progettuali su committenza dell’impresa di Ivrea, anche in seguito alla morte del suo carismatico fondatore nel 1960: oltre al noto showroom di piazza San Marco a Venezia (1957-58), Scarpa ha infatti partecipato a un concorso bandito dalla Olivetti nel 1955 per la realizzazione di una colonia montana a Brusson in Valle d’Aosta e, nel 1969, ha allestito, su incarico di British Olivetti, la mostra Frescoes from Florence presso la Hayward Gallery di Londra come segno di riconoscenza per gli aiuti forniti dal popolo inglese a Firenze durante l’alluvione.

I tre progetti redatti da Carlo Scarpa su committenza Olivetti, rispettivamente a vocazione sociale, commerciale e culturale sono espressione emblematica del complesso programma architettonico di Olivetti e soprattutto attestano punti di convergenza e sintonia e campi di impegno condivisi con Scarpa.

La mostra vuole essere anche un contributo al racconto questa storia, molto intensa e poco nota in tutte le sue molteplici sfaccettature.
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ARCHITECTS
 
Ettore Sottsass. Foto dal finestrino, Milano (Italy), Triennale Milano, 23 march / 22 may 2022

Ettore Sottsass, Foto dal finestrino, Triennale MilanoBetween 23 March and 22 May 2022, Triennale Milano will be hosting the exhibition Ettore Sottsass. Foto dal finestrino (Photos from a Window), developed in collaboration with Studio Sottsass and designed by Christoph Radl.

Ettore Sottsass, Foto dal finestrino, Triennale MilanoThe exhibition brings together 26 photographs – associated with as many short texts – that Ettore Sottsass took between 2004 and 2006 and published in Domus as part of Foto dal finestrino, a column created by Stefano Boeri, the magazine’s editor-in-chief at the time. These snapshots were taken by Sottsass during his travels around the world. They are accompanied by reflections about design, architecture, and urban planning, as well as by travel memories and observations about the present. In 2009 Adelphi published this project as a volume in their Biblioteca minima series.

Stefano Boeri, the President of Triennale Milano, has stated: “When I became the editor-in-chief of Domus in 2004, I asked Ettore Sottsass to write an editorial for each issue of the magazine expressing his world-view. Ettore chose to start by sending us some postcards or, as he liked to call them, ‘photos from a window’: full-page pictures with a short text he had typed on his Olivetti Valentine. Ettore would pick these fragments of the world and thoughts from his vast archive of places that he and Barbara Radice had visited around the globe. The 26 snapshots of visual thoughts that we are now newly presenting at the Triennale make up a remarkable atlas of correspondences and coincidences between places, feelings experienced, and thoughts. They are like threads running between the world of inhabited places and the inner world of a great, incomparable artist.”

India and Iran, Bali and Hong Kong, but also Milan, Catania, and Ponza: Foto dal finestrino is a collection of snapshots – both in colour and in black & white – taken with the old Leica M6 that Sottsass always used to carry with him on his travels. This series of photographs reveals Sottsass’s gaze on the reality surrounding him and his remarkable ability to combine words and images with the utmost freedom, so as to build a unique, personal narrative starting precisely from the gap between the two. Sottsass captures hidden worlds and realities that no one has ever noticed before, and which he depicts in a direct and pithy way.

As is widely known, photography accompanied Ettore Sottsass throughout his life. This photographic project offers a further immersion into his universe, which – following the 2017 monographic exhibition There is a Planet – the Triennale has also sought to celebrate and present in its lesser-known aspects. It has done so through Casa Lana – a permanent installation which since December 2021 has been open to the public, free of charge, on the first floor of the Palazzo dell’Arte – and with the series of exhibitions and other events devoted to the architect and designer that will be developed in relation to this installation.
Scarpa/Olivetti, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, MAXXI, Venezia, San MarcoScarpa/Olivetti. Brani di una storia condivisa, Roma, MAXXI. Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Centro Archivi MAXXI Architettura, 3 december 2021 / 29 may 2022

La mostra Scarpa/Olivetti. Brani di una storia condivisa racconta lo straordinario ventennio di collaborazione tra Carlo Scarpa e Adriano Olivetti e, più in generale, con l’azienda di Ivrea (a cura di Elena Tinacci, Centro archivi del MAXXI Architettura, dal 3 dicembre 2021 al 29 maggio 2022).

Scarpa/Olivett, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, Colonia Montana Brusson, MAXXIIl percorso di mostra si apre con una timeline nel corridio del Centro Archivi che ripercorre gli episodi salienti di oltre vent'anni di relazioni, dal primo incontro nel 1952 al 1978, anno dell’improvvisa morte dell’architetto. In questo periodo, il connubio Scarpa/Olivetti vede nascere tre progetti eccezionali: quello per la Colonia montana di Brusson in Valle d’Aosta (mai realizzata perché Scarpa non vinse il concorso), il famosissimo negozio di Piazza San Marco a Venezia e la mostra per British Olivetti a Londra. Questi progetti sono illustrati nel dettagliio da disegni, fotografie, documenti e pubblicazioni esposti all’interno della sala, provenienti dall’Archivio Carlo Scarpa custodito dal MAXXI Architettura.

Dice Margherita Guccione, Direttore del MAXXI Architettura: “La relazione tra Scarpa e Olivetti ci consente diraccontare una pagina di eccellenza della storia italiana del Novecento. Un'opportunità resa possibile dall'archivio professionale di Carlo Scarpa, conservato nelle collezioni di architettura del MAXXI, un prezioso patrimonio documentario che nel tempo ci ha dato molteplici occasioni di studio e ricerca ma anche di valorizzazione, svelando i tanti e suggestivi significati dell'opera del maestro veneziano."

Il rapporto di Carlo Scarpa con l’imprenditore d’Ivrea e più in generale con il “mondo Olivetti”, trova origine e si consolida all’interno della variegata “comunità” olivettiana: le diverse occasioni di contatto tra i due si inseriscono in una più ampia e poliedrica rete di relazioni dirette e indirette con figure legate all’arte, alla politica, all’università e alla cultura in generale. Ne deriva un rapporto di committenza atipico in cui si scopre un’inaspettata condivisione di valori, temi e vicende che hanno segnato la cultura architettonica italiana nel Novecento.

Scarpa/Olivett, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, Colonia Montana Brusson, MAXXIScarpa/Olivetti, Brani di una storia condivisa, Carlo Scarpa, Olivetti, MAXXI, Venezia, San MarcoIl primo incontro tra Scarpa e Olivetti ha luogo nel 1952 in occasione del IV Congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica a Venezia. Il nome e l’opera di Scarpa, cui nel 1956 viene anche assegnato il premio Olivetti per l’architettura, iniziano a trovare in quegli anni una certa risonanza sulle pagine di alcune pubblicazioni di Edizioni di Comunità, la casa editrice specializzata in scienze sociali di cui fu ispiritore e animatore lo stesso Adriamo Olivetti, e attraverso l’intermediazione di autorevoli figure della storia e della critica d’arte e di architettura, come Bruno Zevi, Carlo Ludovico Raggianti, Sergio Bettini, Licisco Magagnato, Giuseppe Mazzariol e Pier Carlo Santini.

Il rapporto di stima professionale e personale instauratosi tra Carlo Scarpa e Adriano Olivetti si è quindi tradotto più volte in occasioni progettuali su committenza dell’impresa di Ivrea, anche in seguito alla morte del suo carismatico fondatore nel 1960: oltre al noto showroom di piazza San Marco a Venezia (1957-58), Scarpa ha infatti partecipato a un concorso bandito dalla Olivetti nel 1955 per la realizzazione di una colonia montana a Brusson in Valle d’Aosta e, nel 1969, ha allestito, su incarico di British Olivetti, la mostra Frescoes from Florence presso la Hayward Gallery di Londra come segno di riconoscenza per gli aiuti forniti dal popolo inglese a Firenze durante l’alluvione.

I tre progetti redatti da Carlo Scarpa su committenza Olivetti, rispettivamente a vocazione sociale, commerciale e culturale sono espressione emblematica del complesso programma architettonico di Olivetti e soprattutto attestano punti di convergenza e sintonia e campi di impegno condivisi con Scarpa.

La mostra vuole essere anche un contributo al racconto questa storia, molto intensa e poco nota in tutte le sue molteplici sfaccettature.
Marco Zanuso, Alessandro Mendini, Design e Architettura, Milano, ADI Design MuseumMarco Zanuso e Alessandro Mendini. Design e Architettura, Milano (Italy), ADI Design Museum, 7 march / 12 june 2022
Ettore Sottsass. Struttura e colore, Milano (Italy), Triennale Milano, 3 december 2021 / 10 april 12 june 2022
Marco Zanuso, Alessandro Mendini, Design e Architettura, Milano, ADI Design MuseumMarco Zanuso e Alessandro Mendini. Design e Architettura, Milano (Italy), ADI Design Museum, 7 march / 12 june 2022
Josef Hoffmann, Progress by Beauty, Vienna, Wien, MAK, AustriaJosef Hoffmann: Fortschritt durch Schönheit / Progress Through Beauty, Vienna [Wien], MAK - Österreichisches Museum für angewandte Kunst - Gegenwartskunst / Austrian Museum of Applied Arts / Contemporary Art, MAK Exhibition Hall, 15 december 2021 / 19 june 2022


To celebrate his 150th birthday the MAK is honoring the architect, designer, teacher, exhibition organizer, and cofounder of the Wiener Werkstätte Josef Hoffmann (1870– 1956) with the most comprehensive retrospective of his entire oeuvre ever shown. Hoffmann cultivated an exemplary modern lifestyle model and focused on aesthetics and beauty as the central parameters of modern design. The exhibition JOSEF HOFFMANN: Progress Through Beauty revisits every facet of the almost 60-year creative output produced by this influential global pioneer in architecture and design around 1900 and enriches the systematic research into and dissemination of his legacy.

Josef Hoffmann, Progress by Beauty, Vienna, Wien, MAK, AustriaWith an initially puristic design vocabulary, Josef Hoffmann carved out his position as one of the protagonists of Viennese Modernism. His ideal of the Gesamtkunstwerk—or total work of art—and his outstanding buildings like Stoclet House in Brussels (1905– 1911), now a UNESCO World Heritage Site, left a mark on the architectural and artistic landscape both nationally and internationally. Although this all-round designer has featured in every important exhibition on Viennese Modernism, only sections of his oeuvre have been analyzed in full.

To mark this year’s anniversary the exhibition’s team of curators—Matthias Boeckl, Rainald Franz, and Christian Witt-Dörring—set themselves the task of closing the gaps that still exist in the research by using at times unknown sources and by updating his catalogue raisonné. According to the curators, the perception of Hoffmann’s creative work as an architect and designer is incomplete in terms of the sources used, oversimplified in terms of design aspects, and limited in terms of his geographical and historical sphere of influence.

In 20 chapters and with over 800 exhibits, the exhibition JOSEF HOFFMANN: Progress Through Beauty introduces visitors to his prodigious lifework, which covers every single aspect of daily life, including architecture, interior design, fashion, and practical objects. Originally from a wealthy middle-class family in Brtnice, now in the Czech Republic, Hoffmann lived through five different political regimes, from the Habsburg Monarchy to the Second Austrian Republic. He was considered a creator of taste and identity and lived an exemplary modern lifestyle as a teacher of many years, as an influential designer in the decorative arts, and as cofounder of the Vienna Secession, the Wiener Werkstätte, and the Werkbund. In his groundbreaking mindset he united an artistically ambitious architectural approach with an artisanally inspired product culture.

Josef Hoffmann, Progress by Beauty, Vienna, Wien, MAK, AustriaThe exhibition covers every stage of his life from his youth and studies at the Academy of Fine Arts Vienna to his death in 1956. The focus of the exhibition is his work’s lasting impact on architecture, the decorative arts, and design, starting with his most prominent projects and buildings: Sanatorium Westend in Purkersdorf (1904/05), Stoclet House in Brussels (1905–1911), the Kunstschau in Vienna (1908), the Austrian pavilion for the Werkbund exhibition in Cologne (1914), the pavilion for the International Exposition of Modern Decorative and Industrial Arts in Paris (1925), the Werkbundsiedlung [Werkbund Estate] in Vienna (1931), and the pavilion for the Venice Biennale (1934). A multimedia timeline guides visitors through Hoffmann’s life and draws attention to forgotten projects and texts.

A reconstruction of the Boudoir d’une grande vedette [Boudoir for a Big Star] (1937), designed by Josef Hoffmann for the Paris World’s Fair, makes it possible to instantly experience Hoffmann’s sense of space. Furnishings like furniture and light fixtures for Árpád Lengyel’s villa in Bratislava (1929) will be on public display for the very first time, as will other never-before-seen furnishings from the villa for Sonja Knips (1924) and a variety of Josef Hoffmann’s designs that were previously hidden in archives like that of the company J. & L. Lobmeyr.

With this exhibition and its accompanying catalog, the MAK is helping to paint a much richer and more detailed picture of Josef Hoffmann as a creator and teacher and to show his role—from Modernism to the present day—in a different light. As a competence center of Viennese Modernism, the MAK is home to the world’s most comprehensive holdings of furniture, objects, and designs by Hoffmann. The MAK and the Moravian Gallery in Brno run a joint branch in the house where Josef Hoffmann was born in Brtnice, Czech Republic.



December 2020

Josef Hoffmann, Progress by Beauty, Vienna, Wien, MAK, AustriaOriginally intended to open in December 2020 to coincide with Josef Hoffmann’s 150th birthday, the exhibition JOSEF HOFFMANN: Progress Through Beauty has been post- poned for one year. The most comprehensive retrospective ever mounted on the lifework of Josef Hoffmann (1870–1956) will now be on display in the MAK Exhibition Hall from 15 December 2021 to 19 June 2022. In 20 chapters and with over 800 exhibits, the team of curators—Matthias Boeckl, Rainald Franz, and Christian Witt-Dörring—aims to revisit the entire 60-year oeuvre of this architect, designer, teacher, exhibition organizer, and cofounder of the Wiener Werkstätte. In light of the show’s conceptual and organizational dimensions and associated expense, the MAK is hoping for considerably more favorable circumstances come the opening of the exhibition late next year in order to have the broadest possible impact—not only within Austria, but also internationally.

Josef Hoffmann, Progress by Beauty, Vienna, Wien, MAK, AustriaThese challenging times during the pandemic have significantly impeded the presentation of rarely shown objects from international collections, which are able to spotlight new facets of Josef Hoffmann’s oeuvre. Furthermore, the later opening date for the exhibition makes it possible to extend the duration of this MAK project: instead of being on display for four months as originally planned, the exhibition can now be shown for half a year.

Initial insights into the exhibition JOSEF HOFFMANN: Progress Through Beauty are afforded by a discussion event to be held at the MAK on Josef Hoffmann’s 150th birthday, 15 December 2020.

The publication to accompany the exhibition, entitled JOSEF HOFFMANN 1870–1956: Progress Through Beauty. The Guide to His Oeuvre, edited by Christoph Thun- Hohenstein, Matthias Boeckl, Rainald Franz, and Christian Witt-Dörring, will be released as a German and an English edition in spring 2021 by the Birkhäuser Verlag, Basel. In 40 essays renowned international experts analyze Hoffmann’s most important buildings, interiors, and exhibitions, as well as decorative art designs and objects. Drawing on the latest research, the guide conveys the multimedia approach and wide-ranging international reception of Hoffmann’s artistic vision and is set to become a new standard reference work on Viennese Modernism in an international context.
Gaudí, Paris (France), Musée d’Orsay,12 april / 17 july 2022

Space as a Medium of Art, Los Angeles (USA), West Hollywood, Schindler House Los Angeles, 30 march / 31 july 2022


Rudolph Michael Schindler, Space as a Medium of Art, MAK, Los AngelesOn the occasion of the 100th anniversary of the Schindler House, Los Angeles (Rudolph M. Schindler, 1922), the MAK is dedicating an exhibition that reflects Schindler’s understanding of art, architecture, and design to its branch. The exhibition quotes Schindler himself who considered "space as a medium of art". Sculptures, installations, objects, photographs, videos, and projects by Austrian and international artists will be presented, which highlight Schindler's use of form and ideas and are interwoven with the history of the house. One focus is placed on former participants of the internationally highly recognized MAK-Schindler scholarship program.

The house where architect Rudolph M. Schindler (1887–1953), who emigrated from Vienna in 1914, lived functions as a model of modern forms of cohabitation and comprises his understanding of architecture. At the Schindler House, Schindler, who contributed to modernity with experimental concepts, social-utopian ideas, and hybrid forms, together with his wife Pauline Schindler (1893–1977) and Richard Neutra with his family pioneered a vision of their time: living and working in a community.

Rudolph Michael Schindler, Space as a Medium of Art, MAK, Los Angeles"The modern architect conceives the room", Schindler wrote in his manifesto Modern Architecture: A Programme (Vienna 1912/13), which he rephrased in a version from the 1930s as follows: "Finally, the architect has discovered the medium of his art: space". Later, Schindler expanded his concept: Developing "space as a medium of art" was aligned with his approach of architecture, as he outlined in a letter from 1943 to Elizabeth Mock, Department of Architecture, MoMA, New York.

The quote, which also serves as the title of the exhibition, opens up the space for contributions by artists Vincent Fecteau, Andreas Fogarasi, Candida Höfer, Martin Kippenberger, Marko Lulić, Dorit Margreiter, Gordon Matta-Clark, Ulrike Müller, Raymond Pettibon/Jason Rhoades/Hans Weigand, Sasha Pirker, Stephen Prina, Florian Pumhösl, Maruša Sagadin, Rudolph M. Schindler, Julius Shulman, Philipp Timischl, and Jenni Tischer.

The artists' contributions connect to spaces of imagination generated by the Schindler House and highlight Schindler's architectural language and discourse on space, form, and abstraction. The exhibition will be presented in two rooms with different atmospheres: The re-contextualization of the object, the architectural fragment, and the module set the scene for the presentation at the MAK Works of Paper Room, which corresponds to historical oeuvres and works relating to the private and public space in the MAK DIREKTION.

The installation Corner (Lulić House No. 1) (2006) in the MAK Columned Main Hall, conceived by Marko Lulić as a spatial drawing, functions as the entrance to the exhibition. Photographs from the series Schindler House, Los Angeles (2000) by Candida Höfer, who focused on structures and situations in the interior, will be presented. Pictures by photographer Julius Shulman from the 1950s to 1990s show how it was or could have been to live at the Schindler House. Furnishings designed by Schindler for Russian emigrant Beata Inaya's apartment are contrasted with the installation As He Remembered It, Living Room Category (2011) by Stephen Prina. Prina chose pink as a symbol for his work, which generates a narrative of reconstruction and original. Inaya, in turn, had her furniture—presented at the exhibition in a restored state without color—painted in the fashionable color pink, just like Pauline Schindler a whole room at the Schindler House.

Rudolph Michael Schindler, Space as a Medium of Art, MAK, Los AngelesBased on the idea of conceiving "photography as a sculpture", Vincent Fecteau interweaves digital photos to collages or assemblages and reveals fetishes of the interior. Arranged loosely next to Prina’s abstract staging of the furniture based on Schindler, Fecteau sketches associations of living.

The exhibition addresses the furniture Rudolph M. Schindler designed for his own house in the cinematic narration Donald Judd and I (2016) by Sasha Pirker. Judd had the furniture replicated after a visit to the Schindler House and furnished the Whyte Building in Marfa, Texas, with it. There, he also showed abstract paintings from the 1960s. The ensemble still exists today.

Rudolph M. Schindler’s role model was Frank Lloyd Wright, in whose architecture office he worked for four years and whom Schindler referred to as a "Raum-Architekt" (an architect of space). In her photo series Textile Blocks (2019), Dorit Margreiter documents the building modules of the façade of the Ennis House (1924) by Wright in Los Angeles, which are put together from geometric shapes to form a continuous pattern. The blocks structured like a ribbon refer to the connection between textiles and architecture. In his work series Plastik (2018), Florian Pumhösl tests modernistic models of abstraction, which he combines to sculptural forms. The fragile works made of plaster link ornaments and space.

In the MAK exhibition, one of the installations to trace Rudolph M. Schindler’s conceptual thinking is Perceptual Screen (Schindler's Terrace, 4800 Hollywood Blvd, L.A. (2019) developed by Jenni Tischer together with artist Rand Sevilla, who lives in L.A. The work refers to a modernistic terrace from 1925 which Schindler planned at Olive Hill with Richard Neutra's support.

In his photographs Too blessed to be stressed, too broke to be bothered (2019), Philipp Timischl turns the public space of Los Angeles into a stage. For a photo shooting, he developed a drag character who positions himself in different poses in the city. The Metro-Net Projekt (1990s) by Martin Kippenberger takes the visitors into the imaginary space of traveling and connects continents—the ventilation shaft planned for Tokyo was installed in the garden of the Schindler House in 1998.

As a supporting program to the exhibition, the film Schindlers Häuser (2007) by Heinz Emigholz will be presented (MAK Lecture Hall: Tue, 19 April 2022, 6:30 p.m. and Tue, 3 May 2022, 6:30 p.m.).
Mario Botta, MAXXI, Roma, Sacro e ProfanoNature / Mario Botta / Sacro e profano / Sacred and Profane, Roma (Italy), MAXXI. Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Galleria Gian Ferrari, 8 april / 4 september 2022

«Costruire è di per sé un atto sacro, è un’azione che trasforma una condizione di natura in una condizione di cultura; la storia dell’architettura è la storia di queste trasformazioni. Il bisogno che spinge l’uomo a confrontarsi con la dimensione dell’infinito è una necessità primordiale nella ricerca della bellezza che sempre ha accompagnato l’uomo nella costruzione del proprio spazio di vita»
Mario Botta

Architetto svizzero di fama internazionale, ha realizzato in tutto il mondo opere e progetti di grande importanza, come il MoMA di San Francisco e il Museo Tinguely di Basilea. Formatosi con Carlo Scarpa e profondamente ispirato dagli incontri con Le Corbusier e Louis I. Kahn, è oggi riconosciuto a sua volta come un grande maestro dell’architettura internazionale. Mario Botta (Mendrisio, 1943) è il protagonista della settima edizione del ciclo NATURE, in cui il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo invita un architetto a progettare un’installazione site specific che rappresenti una sintesi della propria ricerca architettonica, una sorta di “autoritratto tridimensionale”.

Mario Botta, MAXXI, Roma, Sacro e ProfanoIn mostra una selezione di progetti realizzati, perché, come afferma Botta stesso “il costruito, al di là dell’idea dell’architetto, risulta infinitamente più ricco e testimonia lo spirito della comunità e della committenza interpretando il tempo del vivere collettivo”.
Il tema del Sacro e del Profano, individuato dall’autore e dai curatori come concetto guida della mostra, si riferisce ovviamente alla diversa funzione degli edifici scelti per l’esposizione, quindi alla distinzione tra luoghi di culto e spazi dedicati alle istituzioni civili. Per l’autore l’accostamento di sacro e profano ha però un valore più ampio e rappresenta il punto di partenza ideale per una riflessione profonda intorno a quel senso di sacralità che è insito nell’architettura stessa e in alcuni dei suoi elementi chiave: luce e ombra, gravità e leggerezza, trasparenza e materia, percorsi e soglie.

Per la Galleria Gian Ferrari del MAXXI Botta ha immaginato un’installazione molto coinvolgente, affollata di oggetti/architetture a varie scale: dai prototipi di vasi ai modelli di edifici, alla riproduzione in scala 1:2 dell’abside della chiesa di Mogno fino al grande padiglione ligneo costruito in dimensioni reali, utilizzando materiali naturali e profumatissimi legni pregiati, trattati con cura artigianale. L’obiettivo è creare intorno al visitatore un’atmosfera che riassuma essa stessa le forme, la materia e l’essenza delle architetture di Mario Botta.

Mario Botta, MAXXI, Roma, Sacro e Profano, Chiesa di San Giovanni Battista a MognoCompletano il racconto dell’universo progettuale di Botta il grande tappeto-arazzo “Anatolia”, realizzato da Atelier Moret su progetto di Cleto Munari, una serie di schizzi originali, fotografie e il film documentario di Francesca Molteni, appositamente prodotto per l’occasione, ricco di voci, testimonianze e commenti di persone del mondo della cultura a lui vicine.


Mario Botta, MAXXI, Roma, Sacro e Profano

Mario Botta, MAXXI, Roma, Sacro e ProfanoI progetti in mostra
A rappresentare il tema del SACRO i progetti di una serie di edifici di culto realizzati da Botta in tutto il mondo: dalla , in Svizzera, iniziata nel 1986 e che per l’architetto rappresenta il primo vero incontro con la dimensione del sacro, fino alla Chiesa di San Rocco a Sambuceto in Abruzzo, ultimata nel 2022. E ancora: la Cattedrale della Resurrezione a Évry (Francia), con il suo iconico corpo cilindrico tagliato in diagonale; la Cappella di Santa Maria degli Angeli sul Monte Tamaro (Svizzera), che sembra essere ancorata nella montagna; la Sinagoga Cymbalista e l’annesso Centro dell’eredità ebraica di Tel Aviv, due spazi dai volumi identici ma che si differenziano per l’uso della luce; la maestosa struttura lignea del San Carlino sul Lungolago di Lugano, realizzata per commemorare i 400 anni dalla nascita di Borromini, per rileggere in chiave contemporanea l’eredita del maestro barocco; la Chiesa del Santo Volto di Torino, frutto di un programma di riqualificazione della città pensato per reintegrare nel tessuto urbano le aree industriali dismesse degli anni Settanta.

Il tema del PROFANO è invece rappresentato da quattro progetti: due edifici museali, il MART di Rovereto e il Museo Bechtler di Charlotte, Carolina del Nord (Stati Uniti), entrambi pensati come “cattedrali laiche”, luoghi in cui comunicare e diffondere la cultura e la memoria e interrogarsi sul senso più profondo dell’arte. E ancora: il Fiore di Pietra sul Monte Generoso, in Svizzera, ristorante dall’inconfondibile struttura a pianta ottagonale che ricorda i petali di un fiore, con vista a 360 gradi sulle montagne e il nuovo Centro termale Fortyseven° di Baden, sempre in Svizzera in cui le vasche termali, come dita di una grande mano, si protendono verso il fiume Limmat, che abbraccia la città.



Mario Botta, Sacro e Profano, MAXXI
Norman Foster, Motion Autos Art Architecture, Guggenheim Museum BilbaoNorman Foster (concept and design), Motion. Autos, Art, Architecture, Bilbao (Spain), Guggenheim Museum Bilbao, 8 april / 18 september 2022

The Guggenheim Museum Bilbao presents Motion. Autos, Art, Architecture, sponsored by Iberdrola and Volkswagen Group. The exhibition celebrates the artistic dimension of the automobile and links it to the parallel worlds of painting, sculpture, architecture, photography, and film. Taking a holistic approach, the exhibition challenges the separate silos of these disciplines and explores how they are visually and culturally linked.

Motion, Wrapped Volkswagen, Volkswagen Beetle Salon, Motion, Guggenheim Bilbao, Norman FosterThe exhibition considers the affinities between technology and art, showing for example how use of the wind tunnel helped to aerodynamically shape the automobile to go faster with more economic use of power. This streamlining revolution was echoed in works of the Futurist movement and by other artists of the period. It was also reflected in the industrial design of everything from household appliances to locomotives. The exhibition brings together around forty automobiles – each the best of its kind in such terms as beauty, rarity, technical progress and a vision of the future. These are placed centre stage in the galleries and surrounded by significant works of art and architecture. Many of these have never before left their homes in private collections and public institutions, and as such, are being presented to a wider audience for the first time.

The exhibition is spread over ten spaces in the museum. Each of seven galleries is themed in a roughly chronological order. These start with Beginnings and continue as Sculptures, Popularising, Sporting, Visionaries and Americana and close with a gallery dedicated to what the future of mobility may hold.

Motion, General Motors, Firebirds I II III, Guggenheim Bilbao, Norman FosterFuture shows the work of a younger generation of students from sixteen schools of design and architecture on four continents, who were invited by the Norman Foster Foundation to imagine what mobility might be at the end of the century, coinciding roughly with the 200th anniversary of the birth of the automobile.

The remaining four spaces comprise a corridor containing a timeline and immersive sound experience, a live clay-modelling studio and an area devoted to models.

Unlike any other single invention, the automobile has completely transformed the urban and rural landscape of our planet and in turn our lifestyle. We are on the edge of a new revolution of electric power, so this exhibition could be seen as a requiem for the last days of combustion.
Missing Link. Strategies of a Viennese Architecture Group (1970–1980), Vienna [Wien], Austria [Österreich], MAK Museum für angewandte Kunst / Museum of Applied Arts, 11 may / 2 october 2022

Missing Link, Strategies of a Viennese Architecture Group, Angela Hareiter, Otto Kapfinger, Adolf Krischanitz, MAK, ViennaFounded in 1970 by Angela Hareiter, Otto Kapfinger, and Adolf Krischanitz, the architecture group Missing Link was one of the most important phenomena to emerge on Austria’s avant-garde art and architecture scene in the 1970s. With their boundary-breaking and interdisciplinary projects, they looked for the missing links between people, architecture, urbanism, art, and social fabric and enriched architecture’s repertoire with experimental concepts. In recent years it has been possible to enrich the group’s “premature estate”—acquired by the MAK in 2014—with further acquisitions and donations. With the exhibition MISSING LINK: Strategies of a Viennese Architecture Group (1970–1980) and the accompanying catalog, the architecture group’s extensive oeuvre is being reviewed in full for the first time.

Missing Link, Strategies of a Viennese Architecture Group, Angela Hareiter, Otto Kapfinger, Adolf Krischanitz, MAK, ViennaHareiter, Kapfinger, and Krischanitz met at the technical university (then the Technische Hochschule, now the Technische Universität) in Vienna and joined forces as Missing Link with the aim of reimagining the scope of architecture, divorced from specific commissions and academic dogmas. During the decade of its existence, the group produced an extremely multifaceted and at the time highly respected body of work comprising urban sociology studies, actions, and experimental telefilms alongside artistic installations, objects, paintings, drawings, and posters. Arranged thematically, the MAK exhibition covers the group’s entire oeuvre.

The show begins with the early work, which was produced while the group’s members were still students and constitutes utopian projects closely aligned with the so-called Austrian Phenomenon—the Austrian architecture avant-garde in the years from 1958 to 1973. For example, the display features Angela Hareiter’s housing modules for flexible and participative future living, which were typical of the time: Plastik explodiert [Plastic Explodes] (1965), Future House (1966/67), and Kinderwolken [Children’s Clouds] (1966/67). Works in the exhibition by Adolf Krischanitz include Swimtainer (1969), a model for floating housing modules.

Another focus of the show is Missing Link’s artistic actions and objects from the early 1970s. In Treffen auf dem Feld [Meeting in the Field] (1972), sociological behaviors were analyzed using the simplest equipment and props. This project led to a film produced later that same year for the Austrian public service broadcaster ORF called 16. November: Eine Utopie in 9 wirklichen Bildern [16 November: A Utopia in 9 Real Pictures]. Simple, at times furniture-like objects also arose during this creative period, such as Betonbrecher [Concrete Breaker] and Tonne [Barrel/Tub] (both 1971), which serve as concepts with which to explore Brutalist architecture and the emerging oil crisis.

Media analyses and research projects are another important aspect of Missing Link’s oeuvre. Projects like Via Trivialis (1973) and Via Nostalgia (1973) investigated specific urban settings in Vienna, such as the transport connection between the Westeinfahrt (major road entering to the city in the west) and the Gürtel beltway. Further unpublished essays written by Missing Link in the fields of urban sociology and media criticism will be on display in the MAK exhibition in the form of original typescripts.

Missing Link, Strategies of a Viennese Architecture Group, Angela Hareiter, Otto Kapfinger, Adolf Krischanitz, MAK, ViennaThe group’s extensive drawing and painting activities are characterized by often mysterious subjects (fragments of airplanes, submarines, and zeppelins), which can be interpreted in part as a reflection on World War II or the Vietnam War: they are juxtaposed with examples of popular culture like book and record covers or film posters.

Soon after Angela Hareiter’s departure from the group in the mid-1970s, the so-called Wiener Studien [Viennese Studies] were created, in which Kapfinger and Krischanitz’s growing interest in built architecture became apparent. With large-format, systematic drawings, they turned their attention to distinctive features of Vienna’s architectural landscape, such as the structural typology of Red Vienna or the interiors of Viennese coffeehouses. On the basis of their investigations, they proposed among other things their own housing complex in the tradition of Vienna’s interwar municipal housing projects: an archetypal Postmodernist answer to Red Vienna, which sadly went unrealized.

The exhibition concludes with the group’s late work, including the exhibition Austrian New Wave (Institute for Architecture and Urban Studies, New York, 1980). Curated mainly by Kapfinger and Krischanitz, the show toured several American cities and provided an overview of the Austrian architecture avant-garde of the 1970s on the basis of posters. Alongside Missing Link, these posters also represented Hermann Czech, Heinz Tesar, Rob Krier, and the group IGIRIEN, among others.

Missing Link, Strategies of a Viennese Architecture Group, Angela Hareiter, Otto Kapfinger, Adolf Krischanitz, MAK, ViennaEvery area of the exhibition is enhanced with context related to the form and content of the group’s work. On display are contemporary approaches by creatives and groups such as Archizoom, Haus-Rucker-Co, Coop Himmelb(l)au, Zünd-up, Walter Pichler, Hans Hollein, VALIE EXPORT, Günther Domenig and Eilfried Huth, Joseph Beuys, Günter Brus, Ettore Sottsass, Birgit Jürgenssen, and Heinz Frank, as well as historical influences including Otto Wagner, Josef Frank, the architecture of Red Vienna, and Viennese coffeehouse culture.

Even after the dissolution of Missing Link, the members of the group remained important protagonists in the cultural and creative sector: Otto Kapfinger earned an international reputation as an academic and long-standing contributor to the daily newspaper Die Presse and is now considered the doyen of Austrian architectural criticism. Adolf Krischanitz became a self-employed architect and is known among other things for the Kunsthalle Wien – Project Space (2001/02), as well as many significant buildings in Austria and abroad; from 1991 to 1995 he was also president of the Vienna Secession. Angela Hareiter had a successful career as an art director on international film and television projects.

The exhibition is accompanied by the publication MISSING LINK: Strategies of a Viennese Architecture Group (1970–1980), MAK Studies 29, by Anna Dabernig and Sebastian Hackenschmidt, edited by Lilli Hollein and Sebastian Hackenschmidt. German/English, 332 pages with a comprehensive catalogue raisonné and numerous illustrations, most of which are published here for the first time.
Aldo Rossi, Design 1960-1997, Milano, Museo del Novecento, ItalyAldo Rossi. Design 1960-1997, Milano (Italy), Museo del Novecento, 29 april / 2 october 2022

Il Museo del Novecento presenta Aldo Rossi. Design 1960-1997 a cura di Chiara Spangaro, in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi e Silvana Editoriale, dal 29 aprile al 2 ottobre. Con questa mostra il Museo del Novecento prosegue nel dialogo interdisciplinare tra le arti, caratteristico della contemporaneità, approfondendo la figura dell’architetto, designer, teorico e critico, tra i protagonisti della cultura visiva del XX secolo. Per la prima volta sono esposti, in un percorso spettacolare, oltre 350 tra arredi e oggetti d’uso, prototipi e modelli, dipinti, disegni e studi progettati e realizzati da Aldo Rossi dal 1960 al 1997, una testimonianza visiva della sua attività di designer, progettista e teorico dell’architettura.

Aldo Rossi, Design 1960-1997, Milano, Museo del Novecento, ItalyRossi in tutta la sua produzione, fin dai primi mobili realizzati nel 1960 con l’architetto Leonardo Ferrari, riflette sul rapporto tra la scala architettonica e urbana e quella monumentale e oggettuale. Dal 1979 si apre al mondo della produzione industriale e di alto artigianato, realizzando arredi e prodotti d’uso prima con Alessi, poi con Artemide, DesignTex, Bruno Longoni Atelier d’arredamento, Molteni&C|UniFor, Richard-Ginori, Rosenthal, Up&Up (oggi UpGroup).

In quasi vent’anni di lavoro elabora più di 70 arredi e oggetti, molti dei quali ancora oggi in produzione, sperimentando forme e cromie nel campo dei metalli e del legno, del marmo e della pietra, della ceramica e della porcellana, dei tessuti artigianali e industriali e dei materiali plastici.

La mostra, il cui progetto di allestimento è firmato da Morris Adjmi - MA Architects, collaboratore e poi associato di Rossi a New York, racconta l’universo di Aldo Rossi in nove sale: ciascuna rappresenta un mondo nel quale emerge la relazione tra opere grafiche e prodotti artigianali e industriali, con riferimenti alle architetture e allo spazio privato di Rossi.

Aldo Rossi, Design 1960-1997, Milano, Museo del Novecento, ItalyLa prima sala ci introduce al rapporto tra immagine dipinta e realtà oggettuale, la seconda è dedicata a prototipi e varianti di un immaginario panorama domestico e porta alla ricostruzione di un ambiente poetico nella terza sala, dove opere quali la serie Parigi (UniFor, 1994) e il servizio Tea & Coffee Piazza (Alessi, 1983) sono il centro visivo e metafisico, corredato alle pareti dai disegni inediti degli interni della casa di Rossi in via Rugabella. La quarta sala presenta la varietà della produzione oggettuale, in rapporto con la forma del cubo che rievoca il Cimitero di San Cataldo a Modena e introduce le figure geometriche apollinee utilizzate dall’architetto sia nel design sia nell’architettura, tema della quinta sala: dai prototipi per Richard- Ginori e Rosenthal, alle piante architettoniche del Monumento ai Partigiani di Segrate e della scuola di Fagnano Olona, ai tappeti realizzati con ARP Studio in Sardegna (1986) o le tarsie lignee di Bruno Longoni Atelier d’arredamento (1997). Nella sesta sala sono allestiti sedie, poltrone, grandi mobili e le loro varianti per materiale e colore, dalla scrivania Papyro (Molteni&C, 1989) al tavolino Tabularium (Up&Up, 1985). La ricostruzione dell’interno domestico della sala sette riunisce mobili e oggetti di Rossi con altri da lui collezionati e presenti nelle sue case, tra i quali le caffettiere americane, una stampa di Giovanni Battista Piranesi, una credenza ottocentesca che è servita da ispirazione per il suo design, così da entrare idealmente nel suo spazio personale. Il rapporto con l’architettura, puntuale in tutta la mostra, è evidente nel nucleo dedicato agli arredi ideati da Rossi per alcuni suoi edifici presentato nell’ottava sala: la seduta per il Teatro Carlo Felice di Genova (Molteni&C|UniFor, 1990) o la sedia Museo costruita per il Bonnefanten Museum di Maastricht (UniFor, 1994). La presenza magica e misteriosa del Teatro del Mondo, che chiude la mostra, rievoca le costruzioni temporanee in legno – dal faro alla cabina, al teatro galleggiante e circolarmente riporta al nucleo di opere iniziali.

Aldo Rossi. Design 1960-1997 conduce lo spettatore in un racconto inaspettato, immaginifico e spettacolare che si muove tra forma e uso, classicità, ironia e metafisica, nel quale la libreria ha la foggia di un Piroscafo (con Luca Meda per Molteni&C, 1991), La conica o La cupola sono ora macchine per il caffè (Alessi, 1984 e 1988) ora elementi allestitivi del Teatro Domestico (XVII Triennale di Milano, 1986), il Faro, già teatro a Toronto e museo nell’isola di Vassivière, è una teiera in vetro e ceramica per Rosenthal (1994) o il Monumento di Segrate si affaccia da una tarsia lignea per Bruno Longoni o da un tappeto tessuto in Sardegna.
Alfonso Femia. Architettura e generosità, Firenze (Italy), Museo del Novecento, 29 april / 5 october 2022
Anish Kapoor, Venezia (Italy), Gallerie dell’Accademia, 20 april / 9 october 2022
Anish Kapoor, Venezia (Italy), Palazzo Manfrin, 20 april / 9 october 2022
Dimensional, Klagenfurt (Austria), MMKK Museum Moderner KGünther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austriaunst Kärnten, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria
Dimensional, Klagenfurt (Austria), Architektur Haus KärntenGünther Domenig, Dimensional, Architektur Haus Kärnten, Klagenfurt, Austriaunst Kärnten, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, Architektur Haus Kärnten, Klagenfurt, Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.


Die Ausstellung im Architektur Haus Kärnten, kuratiert von Raffaela Lackner, Leiterin des Architektur Haus gemeinsam mit section.a, stellt das architektonische Schaffen Domenigs in einen Dialog mit nachfolgenden Generationen von Architekt:innen, deren Arbeit ein Nahverhältnis aufweist oder direkt beeinflusst ist. In Erweiterung ist eine Vortragsreihe mit ausgewählten Architekt:innen geplant.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, Architektur Haus Kärnten, Klagenfurt, Austria
Günther Domenig, Dimensional, Heft, Hüttenberg, AustriaDimensional, Heft (Austria), Heft/ Hüttenberg, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, Heft, Hüttenberg, Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

Die Heft/ Hüttenberg gilt als wichtiges Werk in Domenigs Architektur-Oevre. Durch den Leerstand des Gebäudes über mehrere Jahrzehnte hinweg, ist eine einmalige Situation von skulptural-architektonischen Überlagerungen durch die Natur entstanden. Durch künstlerische Interventionen und Arbeiten von Student:innen ausgewählter Kunst- und Architekturuniversitäten, kuratiert von Valerie Messini, Architektin, wird das Gebäude dem Publikum wieder zugänglich gemacht.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria
Dimensional, Steindorf am Ossiacher See (Austria), Domenig SteinhausGünther Domenig, Dimensional, Domenig Steinhaus, Steindorf am Ossiacher See , Austria, 12 june / 16 october 2022

Günther Domenig, Dimensional, Domenig Steinhaus, Steindorf am Ossiacher See , Austria2022 wird dem großen österreichischen Architekten Günther Domenig ein umfangreiches Forschungs- und Ausstellungsprojekt unter dem Titel Günther Domenig: DIMENSIONAL gewidmet.
Die Ausstellung findet an vier Orten in Kärnten gleichzeitig statt - Günther Domenig war gebürtiger Kärntner. In Günther Domenig: DIMENSIONAL wird erstmalig das Werk des Architekten in umfassender Form gezeigt und durch zeitgenössische künstlerische und architektonische Positionen kontextualisiert. DIMENSIONAL sind seine zentralen und heute ikonischen Architekturen. 
Günter Domenig: DIMENSIONAL ist ein Projekt des Architektur Haus Kärnten (AHK) in Kooperation mit dem Land Kärnten gemeinsam mit dem Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK), der Domenig Steinhaus Privatstiftung und der Heft / Hüttenberg, kuratiert von section a.

AUSSTELLUNGSORTE

Die vier Ausstellungsorte stehen für unterschiedliche Aspekte der Arbeit Günther Domenigs, genauso wie sie unterschiedlich bespielt sind.

Im Museum Moderner Kunst Kärnten (MMKK) reflektiert das Kurator:innen Kollektiv section.a gemeinsam mit Christine Wetzlinger-Grundnig, Leiterin des MMKK das Verhältnis von Architektur und Kunst. Die Arbeiten des Architekten werden in einen Dialog mit zeitgenössischen künstlerischen Positionen und ausgewählten Werken aus der Sammlung des Museums gesetzt.

Das Domenig Steinhaus wird, wie auch die Heft, selbst zum Ausstellungsobjekt und über das Medium Performance, kuratiert von Bettina Kogler, Leiterin des Tanzquartier Wien, auf seine Körperlichkeit hin befragt. Die expressive Geste der Architektur, die zugleich Skulptur ist, wird zu einem Resonanzraum für andere Kunstformen und folgt so der Programmatik der Domenig Steinhaus Privatstiftung.

PROGRAMM
Begleitet wird die Ausstellung von einem umfangreichen Rahmenprogramm. In einer Tagung im Domenig Steinhaus mit namhaften Theroretiker:innen, Architekt:innen und Künstler:innen wird die historische und internationale Bedeutung des Werks von Günther Domenig und die aktuelle Relevanz beleuchtet.

Zwei Publikationen, die im JOVIS Verlag erscheinen, sowie ein digitales Archiv, das umfassend das gesamte Recherche- und Ausstellungsmaterial einer größeren Öffentlichkeit erstmalig zugänglich macht, begleiten das Ausstellungsprojekt.

Günther Domenig, Dimensional, MMKK, Museum Moderner Kunst Kärnten, Klagenfurt, Austria
Ettore Sottsass. Il calcolo, Milano (Italy), Triennale Milano, may / november 2022
Olafur Eliasson, Firenze (Italy), Palazzo Strozzi, 22 september 2022 / 29 january 2023
Ettore Sottsass. La parola, Milano (Italy), Triennale Milano, december 2022 / april 2023
 
 
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